Osservazioni sulla SEN

dei Comitati scientifici di “Sì alle rinnovabili, No al Nucleare”, “Movimento Ecologista”, “Energia Felice” e Centro Interuniversitario di Ricerca Per lo Sviluppo sostenibile (CIRPS).
Coordinatore: Massimo Scalia

Premessa

Le seguenti osservazioni sono state stilate nella convinzione che il significato più profondo dell’“Accordo di Parigi” sia quello di avere segnato l’inizio della fine dell’era dei combustibili fossili. E’ di conforto che una convinzione così netta sia sostanzialmente condivisa con significativi attori di questa vicenda, quali Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International, e Nicholas Stern, consigliere economico del governo inglese per i cambiamenti climatici e lo Sviluppo. Questa consapevolezza non è un tratto caratteristico della SEN, ma si può sperare che se il Presidente Macron si impegna in un sostanziale dimezzamento del parco di centrali nucleari francesi, a lungo elemento della “grandeur”, il Governo italiano possa muoversi con maggior coraggio nell’indicare e programmare la transizione energetica: dal vecchio modello di fonti energetiche fortemente accentrate e basate sui combustibili fossili a quel modello di fonti rinnovabili e diffuse sul territorio, più direttamente accessibili ai cittadini, già configurato dall’ormai imminente realizzazione dei tre 20% e sempre più affermato dai nuovi obiettivi che l’Unione Europea intende darsi entro il 2030. Leggi testo completo

Gas fossile: il nemico armato del clima

dal blog di Mario Agostinelli

logo-il fatto quotidiano 2015In una conversazione privata a conclusione della Cop 21, un dirigente Eni ha previsto in mia presenza che il vero vincitore della conferenza di Parigi sarebbe stato il gas: completamente compatibile con il sistema delle grandi infrastrutture, disponibile in grandi quantità con sempre nuove tecnologie, soggetto alle convenienze geopolitiche delle grandi potenze e alle attenzioni politiche dei produttori di armi, meno osteggiato del petrolio e del carbone per i suoi effetti sulle emissioni climalteranti. Insomma, un utile compromesso per gli enormi interessi minacciati dalle rinnovabili e per mascherare l’urgenza di un cambio radicale di paradigma energetico: la decarbonizzazione innanzitutto. Leggi testo completo

Tutti zitti sul nucleare: perché?

dal blog di Mario Agostinelli

logo-il fatto quotidiano 2015I loquacissimi e filonucleari Chicco Testa, Franco Battaglia e via discorrendo si sono presi le vacanze con molto anticipo. Nemmeno più un cenno ai mirabolanti benefici futuri dell’atomo, dopo i disastri economici che colpiscono Toshiba e Westinghouse; nemmeno una nota sulle decisioni di Areva e Edf di chiusura precauzionale di reattori; nulla sulla California che ferma la sua ultima centrale. E che silenzio tombale sul deposito nazionale delle scorie, che adesso non balla più solo tra Saluggia, Sardegna e Scanzano, ma fa capolino addirittura a Ispra (Varese) in un capannone per ora inaugurato solo per artisti temerari. Leggi testo completo

Termovalorizzazione ed economia circolare, audizione in Senato

a cura di Roberto Meregalli – Roma, 14 giugno 2017

Audizione XIII Commissione del Senato in merito all’atto comunitario n. 316 (Termovalorizzazione ed economia circolare)

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INDICE

    • Il ruolo della termovalorizzazione nell’economia circolare
    • La termovalorizzazione è…
    • Situazione attuale raccolta rifiuti in Italia
    • Compostaggio e trattamento anaerobico
    • Incenerimento
    • Direzione da imboccare
    • Aumentare la digestione anaerobica
    • Contribuendo a decarbonizzare i trasporti
    • Aumentare la trasformazione di rifiuti in materie prime
    • Ridurre le quantità di FORSU «circolante»
    • Prevenire: Ridurre le quantità di rifiuti di plastica
    • Aumentando la raccolta differenziata viene meno la necessità di incenerimento
    • Tariffazione puntuale
    • Incenerimento come pratica residuale
    • In Lombardia riteniamo sia necessario chiudere alcuni impianti e abbandonare progetti di TLR dipendenti
    • Leggi testo completo

  • Clima: fuori Trump è meglio

    dal blog di Mario Agostinelli

    logo-il fatto quotidiano 2015Sdrammatizziamo una delle operazioni più grette in animo a Trump: il ritiro dall’accordo sul clima di Parigi, con il conseguente abbandono del summit da parte del suo ministro, incaricato di presenziare al G7 Ambiente di Bologna. Giustamente, la posizione sul clima del presidente americano crea scandalo, ma le reazioni non si stanno facendo attendere. Si stanno creando legami finanziari e industriali tra potenze che hanno un sostegno reale da parte dei popoli e dei movimenti e che, contestando il ritiro della firma Usa a Parigi, ritengono ormai chiusa la parabola del sistema energetico già oggi in profonda crisi e trasformazione. Perfino nella fida Inghilterra conservatrice, si è costituita Conversation Uk, che riceve finanziamenti da fondazioni e imprese innovative, nonché l’adesione di sessantacinque membri dell’università. Secondo questo trust, la saggezza convenzionale per cui gli Stati Uniti dovrebbero rimanere nell’ambito dell’accordo di Parigi è un abbaglio. Un ritiro Usa sarebbe il miglior risultato per l’azione sul clima internazionale e si dovrebbero accettare realisticamente le conseguenze dell’isolamento a cui vanno incontro come un danno politico per loro assai più rilevante che per i Paesi che mantengono fede agli impegni. Leggi testo completo