EXPO: LETTERA APERTA

EXPO: LETTERA APERTA

 Alle Autorità

e p.c. agli esperti invitati all’incontro istituzionale di Milano.

Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone……. si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”

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Petrolio a gogo’ e lavoro usa e getta

di Mario Agostinelli

C’è una relazione tra un presunto ritorno del petrolio ai fasti economici di inizio ’900 e la riduzione dei lavoratori a pura merce? Credo di sì, almeno nella testa di chiunque trasforma in valore economico ogni relazione e per profitto degrada natura e lavoro. Quanto sia illusoria questa pretesa di ritorno a duecento anni fa’, lo dimostra la “guerra del prezzo del petrolio” che agita i mercati con le sue mille inquietanti contraddizioni.

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Chi influenza il prezzo del petrolio?

di Roberto Meregalli

Il petrolio non è una commodity particolare, è la numero uno perché il mondo in cui viviamo è scaturito dal suo sfruttamento; una società ed una economia si sviluppano sopra ad una piattaforma energetica ed il capitalismo moderno poggia sul petrolio.

Uno degli eventi più rilevanti del 2014 è stata la caduta del suo valore avvenuta nel secondo semestre. Più che il termine caduta andrebbe utilizzato quello di “crollo”, poiché dal valore di 116,7 dollari al barile di giugno 2014 si è passati al valore di 58 dollari l’ultimo giorno dell’anno. Nei primi giorni del 2015 la discesa non si è arrestata sfondando la soglia dei 50 dollari.

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Scenari energetici conseguenti la caduta del prezzo del petrolio

Mario Agostinelli (www.energiafelice.it)

La caduta del prezzo del greggio e il contemporaneo rifiuto degli arabi dell’OPEC di ridurne l’offerta, incide certamente sulla competizione nel mercato del petrolio, del gas e del carbone, ma probabilmente meno sul futuro energetico in Europa e nel mondo, più che mai conteso tra affermazione delle rinnovabili e ripresa del nucleare. L’obiettivo più evidente del tracollo sui mercati sembrerebbe l’attacco alla Russia di Putin, ma non va sottovalutata l’intenzione di mettere fuori gioco la concorrenza di parte dello shale gas americano – o almeno della produzione dai sedimenti meno remunerativi – così da farne emergere senza più l’alibi del prezzo tutti i rischi ambientali e la bolla speculativa che si porta alle spalle. E’ questione di cui da noi si parla pochissimo, ma che mette in ansia i grandi finanziatori delle fossili “non convenzionali”. Se la partita del petrolio – con il paradosso di una offerta superiore alla domanda – nonostante il superamento accertato del “picco di Hubbert” – sfugge al controllo del cartello dell’OPEC e si gioca in un mercato senza protezioni, abbiamo la conferma che stia finendo un’epoca caratterizzata da un sistema fortemente centralizzato, controllato da un intreccio di monopoli e stati produttori, retto su combustibili ad alta densità calorica e agevolmente trasportabili dopo estrazione.

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