A sostegno dello Sciopero Generale

Per il Manifesto Bologna

A sostegno dello Sciopero Generale del 12 e a testimonianza dell’opera di salvatore D’albergo per la difesa integrale e l’autentico significato dell’art. 18

Il 4 Ottobre scorso è improvvisamente morto Salvatore D’albergo. Diciamo improvvisamente, perché proprio la sera precedente alcuni di noi avevano commentato con lui al telefono la pubblicazione di una sua nota sulla fase politico-sociale su “il manifesto” del 2/11/2014. Salvatore ha avuto un rilevante ruolo culturale e politico, da “uomo sociale” quale era, uomo della Costituente, dirigente politico-intellettuale per l’emancipazione dei lavoratori e l’affermazione del potere e del diritto “dal basso”, fondato sulla democrazia organizzata e di base. L’abbiamo apprezzato non solo per la sua elaborazione, sempre corroborata da una militanza cristallina, ma anche perché sapeva valorizzare la dialettica tra posizioni come promotrice di nuova conoscenza. Nel giorno precedente la sua scomparsa aveva stilato la nota che segue sul valore e il significato particolare dell’Articolo 18, che noi stessi, primi firmatari, gli abbiamo chiesto per rilanciare “collettivamente” i contenuti dell’articolo a due firme: “L’impresa, il lavoro e il cuneo dell’art. 18” (Il Manifesto 2 ottobre 2014). Considerata la completa convergenza e condivisione dei contenuti, abbiamo chiesto a il manifesto di pubblicarla “post mortem”, con la sua firma – ovviamente – e con quelle che seguono in ordine alfabetico a testimonianza di un patrimonio che vorremmo conservare. Chi condivide e desidera aderire a questa iniziativa, che presuppone una continuità, invii una mail a angelo-ruggeri@alice.it.

 

Per la difesa integrale e

l’autentico significato dell’art. 18

                            L’impresa, il lavoro e il cuneo dell’art. 18

Al di là delle incertezze e dei funambolismi delle centrali sindacali esitanti a far valere la linea politica culturale della massa dei lavoratori, esistono gruppi combattivi che non si limitano ad una difesa di facciata e corporativa dell’art. 18, ma sono consapevoli del salto di qualità verificatosi nel passaggio degli anni 60-70 mediante il rafforzamento garantista della posizione dei lavoratori in fabbrica tramite il ruolo assegnato alla magistratura come potere statale , autonomo e interdipendente.

Gli scriventi insistono particolarmente sul ruolo decisivo che il permanere dell’art. 18 assumerebbe, al di là delle effettive occasioni per le quali l’intervento è stato determinante, per fronteggiare con strumenti vincolanti il dispotismo del padronato d’impresa ansioso di decidere in proprio e in via esclusiva sulla vita dei lavoratori e sulla disponibilità e qualità della loro prestazione.

E questo nonostante l’art. 1 e l’art. 4 della Costituzione, la cui revisione attualmente in corso punta ad attaccare tutti i valori economico-sociali della Carta e le Leggi che la attuano e che qualificano la Repubblica in nome del lavoro, donde il nesso col tentativo di ripristinare anche formalmente il dispotismo in fabbrica

Di fronte a tutto ciò appare oltremodo inaccettabile ed oltraggioso verso la Costituzione l’atteggiamento del Presidente del Consiglio che non ha esitato a attaccare pubblicamente (in una trasmissione serale TV) la magistratura, specificatamente irridendo proprio il potere democratico di reintegro assegnato al magistrato. Potere trasferito al giudice dal Parlamento per conto dello stato – e non certo sfuggito all’estremismo ideologico del conservatorismo renziano ispirato a quello berlusconiano – sicchè la svolta politica e culturale, dopo le lotte di fine anni ’60, è stata rappresentata in Italia dall’obbligo di reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa, altrimenti abbandonati alla mercé del padronato e della dirigenza burocratica dell’impresa

A prescindere dalla posizione della destra sociale sull’art.18, di fronte all’arroganza e all’antidemocratico attacco alla magistratura – coadiuvato anche dagli illegittimi interventi del capo dello stato – è indispensabile insistere sull’autentico significato di valore costituzionale dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, stimolando anche le associazioni dei magistrati a non tacere sul ruolo spesso inespresso della magistratura, garante della continuità del diritto di lavorare. Diritto inteso come responsabilità sociale fatta valere dal “terzo potere” dello stato, contro il sistema delle imprese e il dispotismo padronale in fabbrica, negli uffici, nei servizi. Dispotismo che revisionando la Costituzione e i suoi valori sociali, si vuole ripristinare, proprio abolendo la centralità della magistratura e negando di conseguenza il potere e non solo il diritto di chi lavora.

Il significato dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è nella natura ed origine della norma: le lotte operaie “liberando” la Costituzione da 20 anni di “blocco” imposto dai conservatori, hanno permesso la sua attuazione in tutti i campi (lavoro, sanità, ruolo delle Regioni, ecc.).

La norma, quindi, è espressione “di potere” e “di lotta”. Enfatizzarla soltanto come manifestazione di “civiltà o “diritti”, impedisce ai lavoratori di prendere coscienza genuinamente di classe, che l’articolo 18 – non a caso datato al 1970 – è stato introdotto per esprimere la convergenza dei principi sociali, su cui si fonda l’autonomia sindacale, col ruolo politico democratico del legislatore. Volto a coniugare i principi sociali e politici che caratterizzano la Costituzione italiana con i suoi Principi Fondamentali.

Sicché, è proprio come conseguenza della sua revisione che si tenta di rilegittimare anche formalmente l’arbitrarietà dell’impresa, esorcizzata dai principi costituzionali. Infatti, in questa fase dominata dall’equivoco concetto di “globalizzazione” dell’economia, si vuol far perdere di vista alla classe operaia che l’impresa rimane comunque e innanzitutto un istituto di potere a livello nazionale. Come dimostra (anche) la preoccupazione della stessa Confindustria e dei suoi alleati di abolire l’articolo 18.

In realtà in base a questa norma, il potere ordinatorio della magistratura di rimuovere i licenziamenti illegittimi diventa lo strumento di prolungamento del potere sindacale al livello politico, mediante la connessione tra due poteri statali, come il potere legislativo (Legge 300 del 70, S. d. Lavoratori) e il potere giurisdizionale di ordinare all’impresa il reintegro del lavoratore e di condannarla al risarcimento del danno illegittimamente da lui subito.

Come si vede, l’articolo 18 interferisce, in una prospettiva democratica oggi arrestatasi, sia con il diritto dell’impresa sia con il diritto del lavoro e sia con il diritto sindacale: cosa che sfugge se ci si limita ad una difesa dei “diritti” dei lavoratori che è resa vana nel (e dal ) misconoscere che l’articolo 18 coinvolge i poteri dello stato, del sindacato e dell’impresa, per riequilibrare il mercato – a favore dei lavoratori come corpo sociale e nei diritti che ne derivano – mediante il   riconoscimento istituzionale della forza di pressione congiunta dei poteri democratici dello Stato e del sindacato.

Occorre quindi che non solo i partiti ma anche il sindacato – e qui il pensiero va a quella parte di sindacato che mostra una maggiore criticità e volontà di lotta – ponga la massima attenzione al “rovesciamento” in corso della forma di governo parlamentare e ad una legge elettorale a favore del proporzionale integrale, se si vuole che la rappresentanza sindacale possa ancora e come all’epoca dell’emanazione dello Statuto dei lavoratori, svolgere il ruolo assegnatogli dall’articolo 39 della Costituzione.

Salvatore d’Albergo (presidente del Movimento Nazionale Antifascista per la Difesa e il Rilancio della Costituzione e del Centro culturale “Il Lavoratore”)

Agostinelli Mario, Agostini Alessandra, Agostini Gigi, Angelini Francesca, Astengo Franco, Baiocchi Paola, Bardelli Beatrice, Barrucci Paolo, Besostri C. Felice, Bianchetti Filippo, Bigli Enrico, Bucci Gaetano, Caggiati Giovanni, Calamida Franco, Capecchi Vittorio, Catone Andrea, Chiellini Giovanni,

Chirico Domenico, Ciampi Angelo, Cini Gabriele,Cipolla Nicola, Confortini Mario, Cremaschi Giorgio, D’Angelo Tommaso, De Fiores Claudio, De Luca Giuseppe,

De Simone Rosanna, Flamigni Sergio, Fugazza Marisa, Gavagna Carla, Giannangeli Ugo, Gioiello Vittorio, Gjergji Iside, Hobel Alexander, Kammerer Peter, Lucchesi Paolo, Marchetto Gianni, Marsocci Paola, Martignoni Gian Marco, Menapace Lidia, Molinari Emilio, Montella Andrea, Mordenti Raul, Moroni Loris, Navarra Alfonso, Orivoli Nello; Pagani Elio, Papetti Francesco, Piccin Gregorio, Piro Antonio, Ravasio Bruno, Rinaldini Tiziano, Roggeri Arianna, Ruggeri Angelo, Salvi Marinella, Sani Antonia, Schettino Francesco, Simonetti Raffaele, Tamburini Marco,

Tasselli Gianni , Sanpietro Tiziana, Tomba Massimiliano, Turci Gianfranco,

Turelli Antonio, Veicoli Alessandra, Zanotelli Alex, Zardetto Rina,

Finmeccanica e la guerra

Incontro /Convegno:

Castello dei Comboniani, Venegono Superiore (VA)

L’industria delle armi alimenta le guerre.

Il ruolo di Finmeccanica.

29 Novembre 2014

 

Contributi di: Domenico Moro, Manlio Dinucci, Alex Zanotelli, Fiorenzo Campagnolo, Giansandro Bertinotti, Rossana De Simone, Ugo Giannangeli, Gregorio Piccin, Mario Agostinelli

 

Report a cura di Laura Tussi – PeaceLink

 

Dalla presentazione del convegno:

“Nell’epoca della “guerra infinita”, una delle attività considerate strategiche dallo Stato è il mantenimento delle capacità industriali e tecnologiche giudicate essenziali per la sovranità operativa dell’esercito e delle forze armate. Finmeccanica intende ri-fondarsi come azienda-potenza orientata verso i settori dell’aereospazio e della difesa, in linea con strategie aggressive. Obiettivo del convegno è l’avvio di un dibattito per individuare le criticità di questo modello economico e difensivo e per rimodulare le scelte militariste verso una produzione finalizzata ad attività civili. E se invece Finmeccanica, come agglomerato di sapere collettivo, diventasse un centro tecnologico per la progettazione e lo sviluppo di strumenti per fronteggiare il collasso del sistema climatico e l’esaurirsi delle risorse idriche ed energetiche, per lo studio di nuovi materiali o innovazioni di processo atte a ridurre i pericoli dei danni all’ambiente e i rischi degli incidenti sul lavoro, per produrre aeromobili, veicoli e robot ad uso del nostro territorio e dei suoi cittadini, non sarebbe meglio?”

 

Il convegno si è svolto nel contesto ambientale del Castello dei Comboniani a Venegono Superiore. In queste territorio della provincia di Varese sorgono alcune fra le principali industrie di Finmeccanica: Augusta Westland e Alenia Aermacchi.

Questo è il territorio che vide importanti e grandi lotte dei lavoratori e degli operai per la riconversione dell’industria bellica. Cosa è Finmeccanica dal punto di vista delle relazioni internazionali? Qual è il ruolo di Finmeccanica nella profonda crisi che stiamo vivendo? Quale tecnologia per quali guerre? Questi i tanti interrogativi posti durante il Convegno. Nelle guerre attuali si utilizzano i droni, aerei a pilotaggio remoto e il governo italiano contribuirà all’acquisto degli F35 e all’ammodernamento delle bombe nucleari statunitensi, le B61, stoccate in Italia, nelle basi Nato di Ghedi e Aviano. Il ministro della difesa Roberta Pinotti, nelle interrogazioni parlamentari, sostiene che siamo legittimati all’ammodernamento delle B61 e all’acquisto degli F35 perché facciamo parte della Nato.

Perché la guerra? quale etica percorre il nostro presente dall’articolo 11 della Costituzione alla legge 185/90 per regolare l’export di armi? Quale ruolo dei sindacati confederali e di base rispetto al piano industriale di Finmeccanica? (argomento di cui trattano Fiorenzo Campagnolo e Giansandro Bertinotti). Il presidente di Finmeccanica Moretti vuole ri-fondare e smantellare l’azienda per seguire un filone produttivo già intrapreso dall’Europa e per seguire altri settori: secondo Moretti, Finmeccanica deve dedicarsi al settore militare e non civile.

 

Nell’intervento dell’economista Domenico Moro, Finmeccanica costituisce il tema principale perché è un’azienda strategica, in quanto opera nell’aereospazio e nel militare, settori ad alta tecnologia e sensibili dal punto di vista politico e strategico. Finmeccanica è la cartina di tornasole del sistema capitalistico contemporaneo.

Il carattere internazionale di Finmeccanica si combina con la partecipazione dello Stato per il 30% e per il resto, con la presenza internazionale o di azionisti privati. Finmeccanica non è solo un’azienda italiana perché rappresenta il capitalismo contemporaneo, che si cala in un periodo storico di grandi trasformazioni economiche. Dal 1975 si sono presentate crisi di sovrapproduzione di capitale (cfr. Marx), in fasi di accumulazione capitalistica: troppo capitale che non produce profitto. Si è assistito allo sviluppo tecnologico e all’aumento della produzione che non è dedicata alla soddisfazione dei bisogni, ma al profitto. Dopo la distruzione della seconda guerra mondiale e l’ingente ricostruzione, nel 1975 si riproduce la crisi che si presenta ciclicamente nel 1980, 1990 e 2000, per un cortocircuito strutturale del sistema di produzione capitalistico. Così dal 2007 e 2008 si vive una crisi più forte di quella del 1929, con l’aumento del debito pubblico europeo e con l’effetto della distruzione della capacità produttiva nei paesi a capitalismo avanzato. Finmeccanica, interna al processo di finanziarizzazione globale in corso, sta procedendo ad una grossa fase di ristrutturazione, con l’eliminazione del settore dei trasporti. Moretti decide che se un’attività non genera profitto, secondo le regole dei mercati finanziari, la si elimina. Finmeccanica è collegata allo Stato italiano e lo Stato è collegato con le forze armate e i servizi segreti, in un contesto occidentale dominato e controllato da Inghilterra e Stati Uniti. La trilaterale Europa è un consesso del capitalismo internazionale in collegamento con Stati Uniti e Inghilterra. La trilaterale è un organismo del capitalismo transnazionale della classe capitalistica apolide con interessi intrecciati con Stati Uniti ed Europa occidentale. Negli anni ’70, la trilaterale sferra attacchi ai partiti comunisti perché essi possono nazionalizzare, mentre l’organismo capitalistico transnazionale vuole privatizzare. Attualmente si assiste ad un attacco contro i sindacati e i partiti di sinistra, con un processo di integrazione europea che ha costretto in un angolo il movimento dei lavoratori, imponendo linee di privatizzazione e internazionalizzazione dei capitali: il processo di integrazione europea è a guida del grande capitale. Quindi la ristrutturazione di Finmeccanica risulta all’interno di un processo di industrializzazione dove prevale l’accumulazione privata. Il Movimento per la Pace deve essere, invece, a favore dell’intervento dello Stato. Dobbiamo lavorare per una politica industriale che si ricolleghi ai problemi e che guardi alle vere cause della crisi mondiale e riveda il ruolo dell’Europa per il nostro Paese.

 

Come sostiene l’attivista Rossana De Simone, assistiamo a governi che finanziano le singole industrie per incentivare lo sviluppo industriale, ma non la ricerca, finalizzata a far crescere la conoscenza. Come Movimento per la Pace, contro la guerra, dobbiamo chiedere ai governi di incentivare la ricerca universitaria e che l’intero settore di Finmeccanica incentrato sull’energia, l’assistenza sanitaria, le risorse naturali, la mobilità sostenibile sia sostenuto per realizzare progetti in questa direzione. Finmeccanica non deve essere più finalizzata al settore militare, ma Moretti vuole eliminare il settore civile. Le altre nazioni al loro interno hanno laboratori tecnologici statali per le industrie innovative con idee, per fare ricerca e realizzare innovazione. Le grandi innovazioni sono sostenute da una ricerca minuziosa di prodotti competitivi, tramite finanziamenti pubblici, per il bene comune.

 

Il saggista Manlio Dinucci, nel suo intervento, spazia in molteplici spunti interessanti, tra cui le proposte di un nuovo modello di difesa, il problema delle forze armate, i corpi civili di pace, rispondendo alle domande dei partecipanti.

Il Comboniano Padre Alex Zanotelli svolge un intervento in sintonia con il suo operato personale, affrontando la questione della guerra da un punto di vista etico. Zanotelli, dalle pagine di Nigrizia, denuncia l’export, il traffico delle armi verso il terzo mondo, regolamentato dalla legge 185/90, la cui trattazione è poi ripresa dall’avvocato Ugo Giannangeli e da Gregorio Piccin.

Zanotelli attribuisce un taglio etico al discorso, in quanto oggi ci troviamo davanti all’orrore delle guerre, dall’Ucraina alla Somalia, dalla Nigeria all’Iraq, dalla Siria al Sudan: il mondo è in conflitto. Zanotelli cita l’Apocalisse per spiegare il mondo attuale: le guerre generano morti e distruzione. Attualmente i rifugiati che fuggono dalle guerre sono 51 milioni. I profughi dal sud del mondo cercano di salvarsi con le conseguenze a cui assistiamo nel Mar Mediterraneo: un disastro. Dobbiamo assumere la sofferenza di questa gente, dei disastri umanitari, delle atrocità. Davanti allo spettro delle guerre dobbiamo riconoscere che siamo prigionieri del complesso militare industriale mondiale. Siamo prigionieri di questo complesso che serve a difendere un sistema economico e finanziario, che permette a pochi privilegiati di consumare a una velocità incredibile: il 10% della popolazione mondiale consuma il 90% dei beni prodotti nel pianeta, con conseguenze disastrose e devastanti, con miliardi di persone che soffrono la fame e con conseguenze irreversibili sull’ecosistema. Impieghiamo denaro e finanziamenti in un sistema di morte. Anche a livello italiano spendiamo soldi in armi pesanti, per difendere gli interessi del 10% della popolazione del mondo che non vuole mettere in discussione il proprio benessere: il sistema deve essere invece radicalmente messo in discussione. Un vero sistema camorristico. Il cuore del sistema sono le banche, per cui è importante intraprendere una vasta campagna contro le banche armate.

È essenziale seguire il monito del grande Partigiano e Padre Costituente dell’ONU, Stéphane Hessel, che lancia un appello mondiale nel suo libro postumo, in esclusiva per l’Italia, dal titolo emblematico “Esigete! un disarmo nucleare totale” (EDIESSE 2014), sottolineando l’importanza di metterci insieme e di rispettarci attraverso reti di attivismo e di persone impegnate per la pace e il disarmo. Padre Alex Zanotelli conclude l’intervento, citando Martin Luther King: “Dobbiamo imparare a vivere tutti insieme come fratelli, altrimenti moriremo tutti come idioti”.

Mario Agostinelli, tra i curatori dell’edizione italiana di ESIGETE!, insieme a Luigi Mosca ed Alfonso Navarra, ha trattato la geopolitica dell’energia, sottolineando come la questione energetica sia uno dei pilastri della sicurezza nazionale ed internazionale. Secondo Agostinelli la conversione al 100% rinnovabile dell’attuale sistema energetico e il suo decentramento sul territorio abbinato alla riduzione dei consumi – modello peraltro finalmente democratico che avanza e possiamo incrementare in Italia e in Europa – costituisce una alternativa praticabile già ora con successo.

Contro il nucleare civile (che è alla fin fine militare), contro i combustibili fossili e l’alterazione del clima, contro lo spreco sociale ed ambientale, per il risparmio, l’efficienza e la valorizzazione dei beni comuni e, infine, per una piena occupazione oggi bandita dal neoliberismo, la via delle fonti rinnovabili è un contributo, dal punto di vista di Energia Felice e degli obiettori alle spese militari e nucleari, indispensabile alla costruzione di una società più libera e giusta, pacifica nella sua più intima e fondamentale struttura.

Vienna: interviene anche Papa Francesco

Quanto è urgente il bando delle armi nucleari? In che modo concretizzarlo in un trattato internazionale? Si trovera´ il coraggio di portarlo avanti anche senza l’iniziale coinvolgimento degli Stati nucleari? questi gli interrogativi al centro della terza  conferenza internazionale degli Stati sull’impatto umanitario delle armi nucleari, organizzata dal Ministero degli Esteri austriaco, dopo la prima di Oslo (marto 2013) e la seconda in Messico (febbraio 2014).

La conferenza è stata aperta stamattina, 8 dicembre, alle ore 10.00, nella storica cornice del castello di Hofburg, nel quartiere dei musei, dal ministro austriaco degli Affari Esteri, Sebastian Kurz.

Il ministro ha parlato di fronte a 3.000 partecipanti, provenienti dai cinque continenti: delegazioni ufficiali di oltre 150 Paesi ed anche numerosi rappresentanti della società civile, in particolare espressione di ICAN, la campagna internazionale per il disarmo che ha tenuto il suo incontro il 6 e il 7 dicembre, a ridosso della conferenza internazionale degli Stati. Ma erano presenti anche altre Reti internazionali disarmiste: WILPF, Abolition 2000, Majors for peace, Mondo senza guerre, IFOR…

 

Il ministro Kurz nel suo intervento ha ribadito l’impegno a proseguire il percorso umanitario verso il disarmo nucleare, ma non ha fissato scadenze precise per un primo atto giuridico vincolantre da parte degli Stati: si tratta di  concretizzare negoziati indipendenti  per arrivare ad un trattato che, proibendo le armi nucleari, porti rapidamente alla loro eliminazione.

Una novità è la partecipazione della delegazione USA (che ha trascinato la Gran Bretagna):  è da vedere e verificare con lo svolgimento dei lavori se questa adesione sarà un allargamento della coscienza dell´incompatibilità tra deterrenza nucleare e diritto umanitario espressa dal nuovo contesto disarmista degli Stati non nucleari autoconvocati oppure un modo sottile e furbo di depotenziare la carica innovativa e risolutiva dello stesso.

Si dice che gli USA abbiano insistito perchè non fossero costretti ad approvare dichiarazioni concedendo in cambio una sorta di riconoscimento del percorso umanitario quale complemento del percorso principale del Trattato di non proliferazione.

 

Circola molto, in verità, una sensazione di già visto e di già sentito nei lavori di questa Conferenza.

Le testimonianze delle vittime dei test nucleari (Setsuko Thulow di Hiroshima, Michelle Thomas dello Utah, Abacca Anjain-Maddison delle Isole Marshall) sono toccanti, ma nulla aggiungono a quanto già di drammatico e di orribile si sapeva in merito.

Solo la Thomas ha accennato ad una maggiore vulnerabilità, rispetto ai tumori scatenati su donne e bambini dall’inquinamento radiattivo, sulla quale pero`non esistono prove scientifche definitive.

 

Un intervento stimolante della mattina è stato quello di Silvano Maria Tomasi, Nunzio Apostolico della Santa Sede, che ha portato un messaggio di Papa Francesco: la Chiesa Cattolica non è contraria solo all’uso delle armi nucleari, ma anche alla loro stessa detenzione.

 

Mentre scriviamo, si attende l’intervento di Erich Sclosser, l’autore di Command e Control, un libro che dà un contributo decisivo all’urgenza disarmista:  alle considerazioni sull’impatto catastrofico delle armi nucleari per la distruzione di vite, l´ambiente, la salute, il clima, si aggiungono ora quelle, seriamente documentate dal giornalista americano, sulla alta probabilità che esplosioni e guerre nucleari possano scoppiare per caso o per errore.

 

Non c’è ovviamente traccia, nei lavori di questa conferenza, della nuova ipotesi strategica è stata considerata dalla delegazione italiana della società civile facente riferimento all´appello “ESIGETE! il disarmo nucleare totale” di Stephane Hessel e Albert Jacquard: quella di impostare la proibizione delle armi come attuazione del diritto alla sopravvivenza, che esige il dovere immediato ed inderogabile di rimuovere gli ordigni che la mettono a rischio.

La carta per un mondo libero dalle armi nucleari che si sta elaborando (e che si vuole fare discutere e approvare dalla Rete di scuole che simulano le Nazioni Unite) costituisce un modo per sperimentare un nuovo approccio culturale che forse potrebbe sbloccare le trappole che hanno finora impantanato e rallentato i negoziati sul disarmo.

Attualmente tutti i ragionamenti partono dalla necessità del disarmo nucleare (si veda il discorso di Obama a Praga nel 2009), non dalla sua obbligatorietà: si permette quindi, da parte della comunità internazionale, che alcuni soggetti vantino il diritto di minacciare l’uso delle armi nucleari al fine di evitarne l’uso.

Occorre invece escludere in radice ogni possibilità di giustificare la cosiddetta deterrenza: non si deve scherzare con il fuoco atomico, pensare di poter mettere tra parentesi il diritto di sopravvivere, ricorrere, ipocritamente, a mezzi illeciti per ottenere mezzi leciti…

Papa Francesco, attraverso il Nunzio Tomasi, ha lanciato il decollo di questo tipo di problematica.

 

Per i riassunti degli interventi e la biografia degli speaker:

 

http://www.bmeia.gv.at/fileadmin/user_upload/Zentrale/Aussenpolitik/Abruestung/HINW14_Abstracts_and_Speaker_Biographies.pdf

A Vienna passi avanti verso il disarmo nucleare?

Vienna 6 e 7 dicembre 2014. Il bando delle armi nucleari e´ urgente e a portata di mano: questa la conclusione del Forum della societa´civile organizzato da ICAN, la campagna internazionale per il disarmo che ha tenuto il suo incontro (600 partecipanti dai cinque continenti) a ridosso della conferenza internazionale degli Stati.

Questi ultimi, che in circa 140, si riuniranno lunedi e martedi (8 e 9 dicembre), chiamati dal governo austriaco a proseguire il percorso umanitario verso il disarmo nucleare, troveranno il coraggio di avviare l´abolizione giuridica delle armi nucleari?

La novita´e´la partecipazione della delegazione USA (che ha trascinato la Gran Bretagna): sara´ un allargamento della coscienza dell´incompatibilita´tra deterrenza nucleare e diritto umanitario espressa dal nuovo contesto disarmista degli Stati non nucleari autoconvocati oppure un modo sottile e furbo di boicottare lo stesso?

ICAN comunque premera´perche´gli Stati consapevoli non aspettino piu´le potenze nucleari e comincino subito i negoziati per arrivare ad un trattato che, probendo le armi nucleari, porti rapidamente alla loro eliminazione.

L´urgenza e´ancor piu´sottolineata dalla coalizione disarmista perche´, alle considerazioni sullímpatto catastrofico delle armi nucleari per la distruzione di vite, l´ambiente, la salute, il clima, si aggiungono ora quelle, seriamente documentate da Erich Schlosser (il suo intervento e´stato centrale),  sulla alta probabilita´che esplosioni e guerre nucleari possano scoppiare per caso o per errore.

Una nuova ipotesi strategica e´stata avanzata dalla delegazione italiana facente riferimento all´appello “ESIGETE! il disarmo nucleare totale” di Stephane Hessel e Albert Jacquard: quella di impostare la proibizione delle armi come attuazione del diritto alla sopravvivenza, che esige il dovere di rimuovere gli ordigni che la mettono a rischio.

La carta per un mondo libero dalle armi nucleari che si sta elaborando (e che si vuole fare discutere e approvare dalla Rete di scuole che simulano le Nazioni Unite) costituisce un modo per sperimentare un nuovo approccio culturale che forse sblocca le trappole che hanno finora impantanato e rallentato i negoziati sul disarmo.

 

Alfonso Navarra

CIBO NON CIBO di Roberto Meregalli

Ciao a a tutte/i,

è uscito il mio ultimo libro, dedicato all’agricoltura e al cibo che ne traiamo.

Questo libro parla di agricoltura, l’attività che ha fatto smettere gli uomini di vagare come nomadi e li ha fatti accasare attorno ad un fazzoletto di terra. Oggi, nelle società occidentali, sono sempre meno coloro che coltivano, abbiamo cibo in abbondanza, anche se non sappiamo ancora distribuirlo fra tutti gli abitanti della terra, cosicché quasi uno su sette la sera va a dormire con la pancia inquieta.

Un numero doppio di persone invece dorme male per il motivo opposto, perché ha la pancia gonfia da star male, e una massa che ne limita addirittura i movimenti; perché l’industria del cibo mette sugli scaffali alimenti troppo ricchi di zucchero, sale e grassi che soddisfano altri nostri bisogni a danno della nostra salute.

Di questi due aspetti tratta il primo capitolo; il secondo disegna la grande industria dei campi in Italia, Europa e nel resto del mondo: parleremo di raccolti, di industrie di processo, di catene di supermercati, di commercio internazionale.

Nel terzo ci affacceremo sul lato oscuro dell’agricoltura mondiale, sul retrobottega, dove si ammassano i rifiuti, le cosiddette esternalità, tutto ciò che non si mostra mai al cliente per non rovinare il suo appetito. Quanto inquina l’agroalimentare? Quanto costa all’ambiente il consumo di carne? Quanti antibiotici entrano nella pancia degli animali allevati? Quanti fertilizzanti, quanti antiparassitari si spargono sui campi? Nel capitolo cercheremo di rispondere a tutte queste domande.

Sono tanti i dati riportati perché si è preferito evitare discorsi generici, ma molte sono anche le cose che non troverete e che avremmo voluto aggiungere ma che abbiamo omesso per rendere “digeribile” il testo. La ricchezza di dati genera il rischio di ammucchiare tante informazioni sui pericoli del mondo del cibo col risultato di farci sentire sempre meno capaci di affrontarli. Ma non è certo questo l’obiettivo e nella parte finale del libro andremo oltre con lo sguardo, per vedere nuove agricolture, già presenti ma non ancora pienamente sviluppate, che cercano di evitare i danni e perseguono un rapporto più rispettoso verso l’ecosistema. Parleremo quindi di agricoltura sociale, di agricoltura urbana, di agricolture non omologate all’unica vocazione dell’economia.

Concluderemo il viaggio con una riflessione su come il rispetto per le piante e gli animali – nostri compagni indispensabili di vita – implichi non solo l’esigenza di migliorare le tecniche agricole e le filiere alimentari, ma non possa avvenire senza un cambiamento di noi stessi. Senza la riscoperta delle nostre origini, dei legami con l’intero creato, della nostra capacità adattiva su un pianeta che cambia e, soprattutto della necessità esistenziale di superare il mito dell’individuo per abbracciare quello di comunità, non troveremo la sostenibilità, la giustizia e la felicità che cerchiamo.

Siamo entrati in un nuovo secolo, e le questioni che dobbiamo affrontare sono diverse da quelle di cinquant’anni fa. Un nuovo paradigma incentrato sul benessere, la resilienza e la sostenibilità deve sostituire quello produttivista del passato per dare piena realizzazione al diritto ad una alimentazione adeguata e per difendere le basi stesse dell’esistenza umana. L’equazione è complessa, ma può essere risolta e nel risolverla troveremo cibo soprattutto per la nostra anima.

 

La scheda è disponibilie qui