Archivi categoria: Fonti fossili

Una nuova era

Il clima cambia, la politica italiana no

I mass media nei giorni scorsi hanno parlato di una nuova era climatica, pubblicando i dati dell’Organizzazione metereologica mondiale che hanno annunciato che nel 2015 per la prima volta il livello di CO2 nell’atmosfera ha superato la soglia delle 400 parti per milione.

Per la maggior parte di noi non è una cifra molta significativa, la nostra percezione dei cambiamenti climatici è legata al caldo torrido estivo, ai periodi di siccità, alle “bombe d’acqua” che allagano le strade ed abbattono gli alberi nel giro di poche decine di minuti; oppure all’assenza di neve e di gelo nei recenti inverni, ai ghiacciai alpini ormai agonizzanti. Per gli scienziati invece è la concentrazione di anidride carbonica a misurare i mutamenti in atto e soprattutto quelli futuri, perché la CO2 una volta emessa rimane nell’atmosfera per migliaia di anni e ancor di più nelle acque degli oceani.

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Le conseguenze di Brexit sull’energia

dal blog di Mario Agostinelli

logo-il fatto quotidiano 2015Ci vorranno due anni per sostituire completamente gli accordi tra Ue e Gran Bretagna dopo il Brexit e c’è di mezzo una caduta prevista del Pil inglese del 5% medio, che evidentemente il governo inglese vuole diluire nel massimo tempo possibile. Il risultato del referendum di fine giugno può sembrare avere poche implicazioni dirette per l’energia pulita o il mercato elettrico ma è probabile che avrà importanti effetti indiretti – sia perché verrà cambiata la compagine di governo, sia perché sarà inevitabile una battuta d’arresto per l’economia del Regno Unito (si ricordi che Farage auspica un rilancio del carbone a scapito delle rinnovabili, ritenute troppo costose e inefficienti, e parla di sviluppo del fracking).

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Referendum: rottamare gas e petrolio? Ma scherziamo?!

dal Blog di Mario Agostinelli

logo-il fatto quotidiano 2015L’impegno di quegli accaniti sostenitori delle installazioni in mare che, ancora anneriti dai fumi del petrolio e del gas pompato dalle trivelle, sbraitano in TV per i posti di lavoro che andrebbero persi, male si attaglia all’ammirazione che gli stessi manifestano per un futuro fatto di smartphone di ultima generazione e per la “manifattura 4.0”, tutta impreziosita – a loro dire – di robot luccicanti, di software inodori e di pochi addetti, abbigliati in tute impeccabili con il brand della ditta. Una incoerenza, la loro, che si spiega col fatto che dietro l’oro nero che sgorga dal mare si cela la prosaica e sempiterna propensione a cercare affari attraverso le lobby attrezzate a stabilire le connessioni tra economia e politica mediante il familismo e l’intramontabile geometria del cerchio magico.

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Lettera di un padre ad una figlia che il 17 Aprile voterebbe per la prima volta

a cura di Andrea Fontana

Cara Eleonora, il prossimo 17 aprile per la prima volta avrai la possibilità di esprimere attraverso il voto la tua opinione. Mi hai spiegato che la politica non ti affascina e che non sai se andrai a votare perché hai l’impressione che non serva granché. Non posso darti torto. Spesso anch’io ho l’impressione di vivere in una finta democrazia, ma resto convinto che qualsiasi altra forma di governo sia peggiore e che la sensazione di disgusto sia causata dalle scelte sbagliate della maggioranza che non ha saputo scegliere gli uomini giusti da cui farsi rappresentare. Questo, però, è un discorso complesso, riguarda demagogia, rappresentatività, onestà intellettuale, opportunismo e integrità dei vari candidati. Lo affronteremo, se vorrai, quando si tratterà di votare per eleggere il sindaco o per le elezioni politiche.

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La transizione energetica in Italia: tra strategie di conservazione e comunità emergenti

Con una postilla sul referendum del 17 aprile 2016

a cura di Giovanni Carrosio

Siamo nel mezzo di una crisi energetica, forse la piùimportante nella storia dell’umanità. Faccio riferimento al concetto di crisi, così come è stato adoperato da Immanuel Wallerstein: una fase nella quale le contraddizioni interne al sistema energetico dominante non possono piùessere risolte ristrutturando il sistema tale e quale, ma inducono ad un periodo di transizione caratterizzato da instabilitàe oscillazioni sempre più estreme tra varie alternative possibili di uscita dalla crisi. Una fase nella quale il sistema è aperto a diverse soluzioni alternative, ognuna delle quali èintrinsecamente possibile: si fronteggiano progetti di egemonia differenti, alcuni con più possibilità di affermazione, perchésorretti da poteri ancora dominanti, altri più fragili, perché decisamente discontinui rispetto ad essi.

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