Archivi categoria: Fonti fossili

Le conseguenze di Brexit sull’energia

dal blog di Mario Agostinelli

logo-il fatto quotidiano 2015Ci vorranno due anni per sostituire completamente gli accordi tra Ue e Gran Bretagna dopo il Brexit e c’è di mezzo una caduta prevista del Pil inglese del 5% medio, che evidentemente il governo inglese vuole diluire nel massimo tempo possibile. Il risultato del referendum di fine giugno può sembrare avere poche implicazioni dirette per l’energia pulita o il mercato elettrico ma è probabile che avrà importanti effetti indiretti – sia perché verrà cambiata la compagine di governo, sia perché sarà inevitabile una battuta d’arresto per l’economia del Regno Unito (si ricordi che Farage auspica un rilancio del carbone a scapito delle rinnovabili, ritenute troppo costose e inefficienti, e parla di sviluppo del fracking).

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Referendum: rottamare gas e petrolio? Ma scherziamo?!

dal Blog di Mario Agostinelli

logo-il fatto quotidiano 2015L’impegno di quegli accaniti sostenitori delle installazioni in mare che, ancora anneriti dai fumi del petrolio e del gas pompato dalle trivelle, sbraitano in TV per i posti di lavoro che andrebbero persi, male si attaglia all’ammirazione che gli stessi manifestano per un futuro fatto di smartphone di ultima generazione e per la “manifattura 4.0”, tutta impreziosita – a loro dire – di robot luccicanti, di software inodori e di pochi addetti, abbigliati in tute impeccabili con il brand della ditta. Una incoerenza, la loro, che si spiega col fatto che dietro l’oro nero che sgorga dal mare si cela la prosaica e sempiterna propensione a cercare affari attraverso le lobby attrezzate a stabilire le connessioni tra economia e politica mediante il familismo e l’intramontabile geometria del cerchio magico.

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Lettera di un padre ad una figlia che il 17 Aprile voterebbe per la prima volta

a cura di Andrea Fontana

Cara Eleonora, il prossimo 17 aprile per la prima volta avrai la possibilità di esprimere attraverso il voto la tua opinione. Mi hai spiegato che la politica non ti affascina e che non sai se andrai a votare perché hai l’impressione che non serva granché. Non posso darti torto. Spesso anch’io ho l’impressione di vivere in una finta democrazia, ma resto convinto che qualsiasi altra forma di governo sia peggiore e che la sensazione di disgusto sia causata dalle scelte sbagliate della maggioranza che non ha saputo scegliere gli uomini giusti da cui farsi rappresentare. Questo, però, è un discorso complesso, riguarda demagogia, rappresentatività, onestà intellettuale, opportunismo e integrità dei vari candidati. Lo affronteremo, se vorrai, quando si tratterà di votare per eleggere il sindaco o per le elezioni politiche.

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La transizione energetica in Italia: tra strategie di conservazione e comunità emergenti

Con una postilla sul referendum del 17 aprile 2016

a cura di Giovanni Carrosio

Siamo nel mezzo di una crisi energetica, forse la piùimportante nella storia dell’umanità. Faccio riferimento al concetto di crisi, così come è stato adoperato da Immanuel Wallerstein: una fase nella quale le contraddizioni interne al sistema energetico dominante non possono piùessere risolte ristrutturando il sistema tale e quale, ma inducono ad un periodo di transizione caratterizzato da instabilitàe oscillazioni sempre più estreme tra varie alternative possibili di uscita dalla crisi. Una fase nella quale il sistema è aperto a diverse soluzioni alternative, ognuna delle quali èintrinsecamente possibile: si fronteggiano progetti di egemonia differenti, alcuni con più possibilità di affermazione, perchésorretti da poteri ancora dominanti, altri più fragili, perché decisamente discontinui rispetto ad essi.

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Cop21: Un accordo “storico” già sparito dai radar

a cura di Mario Agostinelli – Febbraio 2016

SOMMARIO

Se 2 °C vi sembran pochi…
Un esame dell’accordo
Cosa succede in Europa dopo Parigi
Due indicazioni: carbon tax e lotta alla povertà
Oltre Parigi e la Cop21

SE 2C° VI SEMBRAN POCHI…

L’aspettativa con cui è stato a lungo invocato l’Accordo delle Parti (Cop 21) raggiunto a Parigi il 12 dicembre 2015, non metteva certo in conto una sua così rapida scomparsa dall’agenda dei 195 Governi che l’hanno sottoscritto a conclusione dell’anno più caldo della storia. Forse il colpo di teatro di fissare a 1,5°C anziché a 2 °C il limite massimo tollerabile per il riscaldamento del pianeta ha domato l’ansia e convinto che, una volta convenuta all’unanimità la soglia di pericolo, l’urgenza di non oltrepassarla non rimanesse più la questione autentica.

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