Una nota sul mercato elettrico di Alberto Meregalli

E’ molto interessante il recente rapporto di Eurelectric (gli industriali dell’elettricità europea), sull’integrazione della corrente prodotta con le fonti rinnovabili (FER) nei mercati elettrici d’Europa. In sintesi le imprese dicono che visto che sempre maggiore è la quantità di elettricità da FER disponibile, è necessario che queste fonti si adattino al mercato, tradotto nei loro termini significa:“applicare alle FER gli stessi diritti e doveri delle altre fonti” e applicare “sistemi di sostegno che tendano a minimizzare le distorsioni al mercato”.

Ma è anche necessario che il mercato si adatti alle FER, come? Siccome queste richiedono centrali termoelettriche di back-up pronte ad entrare in servizio in caso di necessità, occorre sviluppare dei “mercati della capacità”, ossia sussidi che non remunerano elettricità prodotta ma la disponibilità delle centrali a gas ad entrare in produzione quando necessario.

Fa un po sorridere questa posizione, perché potremmo riassumerla così: le rinnovabili non vanno più incentivate e vanno trattate come le fonti fossili, queste ultime, siccome c’è meno spazio per loro, vanno incentivate per il solo fatto di esistere.

Il problema della variabilità delle rinnovabili

E’ corretto scrivere che l’aumento della produzione da FER crea qualche problema a chi lavora quotidianamente per gestire il sistema elettrico ed evitare che vada in black-out; è vero pure che alcune FER caratterizzate da variabilità richiedono capacità di back-up termoelettrica, ma il problema non è così rilevante come sostenuto. Forse solo l’eolico risulta difficile da prevedere, la generazione del solare grazie al miglioramento delle previsioni meteo (a un giorno), si può stimare con una buona approssimazione e la sua curva di produzione durante la giornata è ormai chiara, pertanto la imprevedibilità è meno reale di quanto spesso paventato.

Qualcuno di fronte ad una commissione parlamentare è stato ancor più esplicito: “il problema di non programmabilità della produzione da rinnovabili c’è sempre meno oggi grazie ai software e alle previsioni sempre più precise, per cui l’errore medio da un giorno all’altro è in linea con gli errori di previsione della domanda elettrica”, e questo qualcuno lavora come amministratore delegato nella maggior impresa elettrica italiana.

Stop ai sussidi

Eurelectric conclude la propria analisi scrivendo che occorre eliminare in tutta Europa i sussidi alle FER entro il 2020 in modo che da quella data sia il sistema di scambio di emissioni di CO2 predisposto dall’Unione Europea (ETS) a fare da “principale driver per gli investimenti nelle tecnologie mature a basse emissioni di anidride carbonica”.

Si tratta di una posizione che oltre ad essere “fossile” nel senso di propendere per queste fonti, si caratterizza come “vecchia”. L’Europa ha bisogno di una politica europea comune perché l’attuale spezzatino di norme e di infrastrutture genera sprechi. Ci sono paesi che hanno bisogno di centrali e paesi che di centrali ne hanno troppe, se esistessero linee di trasmissione si potrebbe evitare di chiuderne da una parte per costruirle da un’altra. Oppure si pensi al tema delle forniture di gas e al fatto che si insiste perché siano costruiti nuovi rigassificatori che ci renderebbero meno dipendenti dalla Russia: in Spagna ci sono ma sono utilizzati per un quarto della loro capacità, ci fosse qualche tubo inter-europeo in più si potrebbero utilizzare per far arrivare il gas in altri paesi europei evitando di costruirne altri altrove.

Troppe rinnovabili?

L’Italia è uno dei paesi più avanzati in Europa e nel mondo, quando si parla di sviluppo delle FER elettriche e questo spiega perché da tempo si discuta di mercato della capacità (anzi già è stato approvato) e di riforma del mercato, poiché risulta evidente il suo fallimento. Nei giorni scorsi, sulla testata di Confindustria “L’imprenditore” è comparso un articolo scritto dal prof. Massimo Beccarello, vicedirettore delle politiche industriali di Confindustria, intitolato “Per un nuovo mercato elettrico”, che lo conferma con parole più tecniche: “se valutiamo la relazione tra investimenti effettuati ed il fabbisogno di domanda, possiamo osservare una capacità installata netta che ha raggiunto oltre i 134 GW (1 GW equivale a mille MW e mille MW sono la taglia di una grossa centrale), a fronte di una domanda massima alla punta pari a poco oltre 54 GW, considerando inoltre che dal 2008 al 2013 il consumo di energia elettrica italiano è diminuito di circa l’8%. Da questi primi dati appare evidente che la regolamentazione del mercato ha prodotto delle inefficienze in quanto il mercato ha determinato una capacità di generazione eccessiva, ovvero un uso sub-ottimale del capitale investito nel settore”.

In realtà Assoelettrica (l’associazione delle imprese elettriche italiane), difende il proprio operato2, cioè quello di aver messo in piedi tra il 2002 ed il 2013 21,7 mila MW di nuovi impianti termoelettrici, principalmente impianti a gas a ciclo combinato che attualmente soffrono di sottoutilizzazione acuta, sostenendo che le stime di Terna ancora nel 2007 giustificavano tali investimenti. Quindi a sbagliare secondo loro è chi prevedeva la crescita infinita.

 

Continuate a leggere qui: Oltre lo Sblocca-Italia

Un commento su “Una nota sul mercato elettrico di Alberto Meregalli”

  1. I due che hanno rovinato l’energia in Italia come lavoro e sviluppo sono Beccarello e Assoelettrici e mi meraviglio che l’altra Confindustria manifatturiera si faccia abbindolare da Beccarello che è la CGIL o Camusso ottocentesca dell’energia e Assoelettrici che difendo il gas dell’Eni ed un investimento sbagliato in energia con il gas.Da 10 anni avvertiamo il MISE e Confindustria che era un errore investire e costruire centrali gas,al pari di comprare i cari reattori francesi EPR.Sul nucleare riuscimmo a daire ma noi abbiamo lo LFR di IV gen Se ci date i soldi siamo migliori dello EPR francese.Saglia non ci diede i soldi e perse il referendum.Sul gas Assoelettrica ha torto marcio e farebbero bene a cambiare il vertice per ignoranza o pigrizia energetica.Su Beccarello che dire? E’ uno che non sa niente,si vende bene a chi non sa e per poco lo mettono al MISE,cosi’ ripiombava nella mediocrità.Le inefficienze del mercato ci sono e sono dovute alle centrali e bilanciamenti gas e sprechi indotti dal gas.Se andassimimo ad acqua ma discuterne con Marzotto lo capisce con Beccarello è parlare al morto,posso produrre 300 TWh a 20 euro a MWh investendo in prestito 45 miliardi e sono 10 volte piu’ efficiente del gas e dell’Eni stesso.

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