Referendum, the day after

Articolo di Marica Di Pierri apparso su HuffPost (18 Aprile 2016)

Le premesse

Il referendum popolare sulle trivellazioni in mare ha portato ieri alle urne, nonostante l’assordante silenzio mediatico e gli incessanti tentativi di delegittimazione e boicottaggio, più di 15 milioni di cittadini ed ha avuto il merito di imporre finalmente nel dibattito pubblico una discussione non più rimandabile sul modello energetico, i suoi impatti sui territori e l’urgenza di procedere verso un’economia a bassa intensità di carbonio.

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Post referendum: la speranza che si riorganizza

Qualche pensiero su un referendum perso, su quelli da vincere, sulla speranza che si riorganizza

a cura di Daniele Barbieri

La pessima notizia è nota. Renzi e gli altri “unti” – di petrolio – hanno vinto. Una vittoria sulla specifica e piccola questione del referendum ma anche sulla simbologia del piccolo Davide popolare che, senza tv e giornali, aveva la presunzione di sconfiggere il grande Golia dei Palazzi. Brutta botta, inutile girarci intorno.

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Dopo il Referendum

a cura di Andrea Fontana

Paolo Pileri, docente del Politecnico di Milano ed editorialista per Altreconomia ha commentato i risultati del referendum scrivendo tra l’altro: “occorre al più presto immaginare come impostare una nuova narrazione ambientale decisamente diversa da ieri, perché quella non ha funzionato. Occorre trovare modo di spiegare che con ambiente e sostenibilità si lavora, si fa società, si cresce, si mitigano le disuguaglianze e si migliora. Ovviamente occorre investire molto, molto di più, in cultura ambientale”.

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Risultati del Referendum

Il risultato del referendum è così sconsolatamente rilevante per l’impegno profuso a molti livelli – e tra questi anche quello della nostra Associazione Energia Felice – da richiedere una attenta valutazione anche a più voci, critiche, realisticamente propositive, ma non banalmente oscillanti tra il riconoscimento tardivo (e servile) dell’astuzia di Renzi e la accettazione di una partecipazione  irreversibilmente meno attiva dei cittadini ad una democrazia da tempo in svuotamento. Pubblicheremo più interventi e diverse opinioni.

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