8 marzo: presentazione dello Smart Grid Executive Report

Quanto è intelligente il “sistema” elettrico italiano? Applicazioni, tecnologie e prospettive di sviluppo delle Smart Grid in Italia

Presentazione della prima edizione dello Smart Grid Executive Report

Milano, giovedì 8 Marzo 2012

Il concetto di Smart Grid sottintende una molteplicità di interpretazioni in merito a cosa si debba intendere per sistema elettrico “intelligente” e a quali siano le soluzioni e le tecnologie costitutive della Smart Grid.

Nonostante la mancanza di una visione condivisa su questi punti, c’è un’ampia convergenza tra ricercatori ed operatori del settore sul fatto che la transizione verso il paradigma Smart Grid sia ormai inevitabile. Questo per effetto delle politiche energetiche a livello comunitario e nazionale, che stanno promuovendo con forza l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili e l’affermazione di un sistema di generazione distribuito. La Smart Grid rappresenta un elemento abilitante e al tempo stesso imprescindibile perché questi cambiamenti si realizzino. In questo percorso di progressiva diffusione del paradigma Smart Grid sono diversi gli attori a giocare un ruolo rilevante: il legislatore, innanzitutto – considerata la natura ancora fortemente regolata del sistema elettrico in Italia – e gli operatori industriali – che saranno chiamati ad identificare i modelli di business e le partnership per cogliere le opportunità che l’evoluzione normativa e lo sviluppo delle tecnologie abilitanti offrirà loro.

L’obiettivo della prima edizione dello Smart Grid Executive Report – e del dibattito sul tema che coinvolgerà durante il convegno esponenti del mondo delle imprese e delle istituzioni – è quello di offrire gli strumenti necessari a policy maker ed operatori industriali per promuovere l’evoluzione virtuosa del sistema elettrico italiano verso un modello “intelligente”.

Da un lato la ricerca offre una mappatura completa delle funzionalità e delle soluzioni Smart e delle normative che ad oggi nel nostro Paese interessano l’adozione di questo paradigma. Dall’altro, lo studio riporta i risultati di una serie di interviste con operatori del settore che hanno permesso di stimare il potenziale di mercato in Italia delle soluzioni Smart (tra cui smart inverter, sistemi di ottimizzazione degli asset di generazione, sistemi di storage, advanced metering infrastructure, home management system), mappare il processo di adozione delle stesse ed i driver che ne influenzeranno la diffusione nei prossimi anni, con particolare riferimento anche all’impatto che la mobilità elettrica potrà avere sul sistema elettrico italiano.

POLITECNICO DI MILANO

Aula Carlo De’ Carli, Via Durando, 10

Programma

9.15 Registrazione partecipanti

9.45 Apre i lavori: Umberto Bertelè, School of Management – Politecnico di Milano

10.00 Presentano lo Smart Grid Executive Report: Vittorio Chiesa, Davide Chiaroni, Federico Frattini, Energy & Strategy Group – Politecnico di Milano

11.00 Smart Grid: innovazione tecnologica e progetti in corso in Italia: Maurizio Delfanti, Dipartimento di Energia – Politecnico di Milano

11.15 Coffee break

11.45 Tavola Rotonda con i manager delle imprese partner della ricerca: ABB, Edison, Enel Green Power, Eni Power, Ferla, Martifer, Power One, SGS, Siemens, SMA

Modera: Maurizio Melis, Radio 24 – Il Sole 24 Ore

13.10 Chiusura lavori

 

Informazioni: tel. 02.2399.4842 – convegni@energystrategy.it – www.energystrategy.it

2 pensieri su “8 marzo: presentazione dello Smart Grid Executive Report”

  1. Appello per l’Italia.
    Unire movimenti apolitici e apartitici, sindacati lavorativi e associazioni religiose contro la stupida, cinica e incompetente partitocrazia.
    Conversione industriale. Produrre ricchezza con l’indipendenza energetica e riciclo rifiuti.
    Ad ogni inaugurazione di anno giudiziario, la Corte dei conti denuncia le ferite inferte in ogni angolo d’Italia dalla cattiva anninistrazione. Le cifre del danno erariale colposo (da incompetenza, da gestione improvvisata) e doloso (da malafede, da corruzione) vanno oltre i 60 miliardi. Dalle relazioni dei magistrati contabili riemerge sistematicamente una classe dirigente che spende male le risorse finanziarie provenienti da una già elevata pressione fiscale che colpisce sempre i “soliti noti”. Per chi paga la pressione fiscale è da record in Europa: siamo al 44% sul Pil. Una fiera dell’illegittimo e dell’assurdo , nel “Paese dei mille campanili” diventato da troppo tempo “Paese dei balocchi”. Nel frattempo nel 2012, l’evasione ed elusione fiscale è cresciuta del 13%, raggiungendo l’astronomico volume complessivo di 100 miliardi di euro, pari al 51% di imposte sottratte all’erario. Non è dunque solo la frode fiscale la vera piaga italiana ma anche la fraudolenta amministrazione della “cosa pubblica” da parte della classe politica. Tale sperpero di danaro dei tartassati contribuenti si può arginare solo commissariando la politica ad ogni livello per ciò che riguarda le decisioni di spesa pubblica e di lotta all’evasione: facendola affiancare da un comitato di “saggi” (tecnici) provenieti da vari ambiti del corpo sociale. Sicuramente si eviterebbero costi sproporzionati e inutili e verrebbe garantita una gestione pubblica efficace ed economica. Tali locali (regionali e comunali) rappresentanti della società civile (con inclusa figura del Difensore Civico) in collaborazione con le delegazioni regionali della Corte dei conti devono quindi sorvegliare la gestione dei capitoli di spesa e devono essere scelti elettoralmente (in concomitanza con le amministrative) dalla popolazione, nell’ambito di nomi proposti dalle rappresentanze locali di Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confsindacati, Confnoprofit, Confagricoltura, Coldiretti, Confconsumatori. La remunerazione di questo numericamente ristretto “comitato di sorveglianza” scaturirebbe dalla diminuzione del numero dei consiglieri e di assesori regionali, comunali e municipali, dalla diminuzione dei loro emolumenti, dall’annulllamento delle cariche politiche provinciali ( i dipendenti provinciali verrebbero accorpati a queli regionali a causa appunto della scomparsa politica delle Province), dal minor ricorso agli incarichi di consulenze esterne e con maggior ricorso alle professionalità interne all’amministrazione. Ammonta a quasi 2 miliardi, la spesa annua per i clientelari incarichi affidati da Sindaci, presidenti di Province e Regioni, manager di Aziende Sanitarie, rettori di Atenei a tecnici esterni (consuenti).
    Ma L’economia non si rilancia solo con la lotta all’evasione o con le liberalizzazioni. Questa è giustizia sociale, che però è incapace di farci uscire dalla recessione e depressione. Ciò che conta per la crescita è la produzione industriale di prodotti che ci rendano indipendenti energeticamente da libici, russi, sauditi, iraniani, ecc. Ogni soldo che va fuori Italia per l’acquisto di energia è a fondo perduto e limita la nostra sovranità e le sacrosante ingerenze umanitarie (… ci tengono per le palle pronte a strizzarcele appena parliamo di diritti civili e sociali), bisogna invece incentivare con prestiti e defiscalizzazioni la “strategica” industria della “economia verde” (sviluppo della “provvidenziale” industria dell’impiantistica per lo sfruttamento delle energie rinnovabili) grazie ai soldi tolti ai finanziamenti pubblici dei partiti (“spartitocrazia”) e a pubbliche pensioni e stipendi d’oro (tra cui il dimezzamento di retribuzione dei 700 supermanager). Ciò può solo portare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro con ritorni remunerativi per lo Stato sottoforma di creazione di nuove Partite Iva e dichiarazioni Irpef. Inoltre tale travaso di moneta servirebbe a dare un po’ di ristoro alle famiglie a medio e basso reddito che devono farsi carico di malati cronici e disabili gravi. Ogni edificio dovrebbe essere indipendente energeticamente grazie ai pannelli solari termici, fotovoltaici e mini pale eoliche verticali (tra l’altro si può bonificare l’amianto installando nel contempo i pannelli). E inoltre produrrebbe energia per la ricariche delle disinquinanti auto elettriche (rilancio industria automobilistica anche grazie alle auto con motori ad aria compressa) senza contare che non ci sarebbero perdite energetiche lungo le linee di trasporto. Costruzione di depuratori di acque reflue che nel contempo producano energia (metano + concime organico) grazie ai digestori anaerobici. Cosi avremo acque marine pulite per rilanciare il turismo dall’ estero e prodotti biologici grazie ai fertilizzanti naturali (compost) acquistati a basso costo dai depuratori. Gradualmente (nel giro di un ventennio) i gestori dei distributori di carburanti, gli imprenditori delle compagnie petrolifere e relativi dipendenti ( gli italiani regolarmente assunti) dovrebbero avere corsie preferenziali, precedenze, agevolazioni, riguardo la fabbricazione, vendita, montaggio e manutenzione degli impianti di utilizzazione delle energie rinnovabili. Le ex aree adibite alle stazioni di rifornimento per autotrazione saranno convertite in zone edificabili, ecc. Nel 2011 in Italia gli impianti fotovoltaici, per fortuna in crescita, han prodotto energia pari a quella che avrebbe prodotto una grande centrale nucleare. Il “salvifico” settore delle “rinnovabili è l’unica voce economica in crescita.
    Grazie per l’attenzione. Le sarei inoltre grato se mi potesse dare conferma a riguardo della apertura e leggibilità dei file allegati. Se ogni punto della rete web si unisce facendo diffondere via email e social network tale tipo di appelli propositivi, etici e razionali è possibile l’impossibile: cambiare lo “status quo” e salvarsi l’anima.

    Inoltre:
    1) azzeramento del debito pubblico facendo cose concrete (abolizione provincie, chiusura degli enti inutili, abrogazione di tutti i benefici dei parlamentari -vedi pensioni, auto blu etc.. – e dei dipendenti pubblici, riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici e delle varie categorie di pubblici ufficiali, aumento dei controlli sulle “false” spese sanitarie) ;
    2) sostegno all’istruzione pubblica, meritocratica per i professori che lavorano e severa con quelli che “rubano” gli stipendi e diffondono ignoranza (valutazione della professionalità dei docenti)
    3) revisione dei palinsesti delle televisioni che promuovono arroganza, facilità di guadagno, distruggono la cultura del paese invece di svilupparla (cominciando dalle trasmissioni nelle quali i politici per primi si parlano e urlano uno sopra l’altro cone evidente manifestazione di inciviltà), riportiamo la “civiltà” nella televisione che purtroppo “forma” la cultura della nazione
    4) semplificazione delle leggi e verifica costante della loro applicazione, con pene certe per l’inosservanza. Se sono semplici sarà facile comprenderle e rispettarle, se rendono la vita difficile sarà sempre più “facile” non rispettarle, se nessuno ne controlla l’applicazione la gente sarà propensa a non rispettarle.
    5) Modifica delle leggi sul lavoro (revisione di come è applicata la legge Biagi) per una riduzione drastica del precariato, sia giovanile che degli over 50.
    6) Revisione della legge elettorale con la reintroduzione delle scelte degli elettori sui sinfgoli candidati, divieto du ricoprire carichge pubbliche se passati in giudicato anche di primo grado.
    7) Riduzione del 50% del numero dei parlamentari e definizione delle remunerazioni dei parlamentari fatta da altro organismo (Corte dei Conti?).
    In sintesi: gestione del buon padre di famiglia, che non spende più di ciò che guadagna, guadagna quanto nelle sue capacità professionali e non ruba agli altri per coprire spese voluttuarie, ritorno della vera ETICA e dell’istruzione per una crescita culturale, sviluppo della cultura attraverso l’esempio.
    Mi dispiace lo sfogo ma spesso mi vergogno di quersta italietta di arroganti, ladri e truffatori quando le capacità di essere veramente un paese modello potrebbero esserci tutte.

  2. Poi dicono che noi NOTAV siamo contro il progresso perche contro le infrastrutture…facessero le SMART GRID!
    la CE ha messo a disposizione 100 milioni per le smart cities d europa, e, ne mette tanti sulvtunnel….europa COLPEVOLE!!

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