A due anni dal referendum la lotta al nucleare continua

A due anni dal referendum la lotta antinucleare continua

 

 

E’ il secondo anniversario della vittoria popolare sul referendum che, il 12 e 13 giugno 2011:

1- ha tagliato le gambe al “rinascimento nucleare” che era stato progettato per l’Italia in aggancio al carro francese;

2- ha tirato la volata, grazie all’emozione post Fukushima, al raggiungimento del quorum anche sull’acqua pubblica.

 

Poniamo la domanda: cosa è cambiato a 2 anni dalla seconda bocciatura del nucleare da parte degli italiani?

 

 

Proviamo a fare un elenco schematico.

 

 

1- La lobby nucleare ha rinunciato ad avanzare aperte pretese revisioniste e revansciste rispetto al referendum, anche se ogni tanto questo o quel ministro, di questo o quel governo che si succede, ed il governo Letta non fa eccezione, ad esempio, “spara” dichiarazioni sulla necessità di “adeguarsi alle tendenze europee” (il che risulta però meno credibile dopo la svolta antinucleare tedesca) al traino del mito tecnologico delle “nuove generazioni di centrali sicure”. Ricordiamo comunque che l’Europa, questa Europa, può sempre fare rientrare dalla finestra quello che dall’Italia abbiamo cacciato dalla porta.

 

 

2- L’adesione italiana ad Euratom, Trattato per promuovere il nucleare, su cui il Parlamento tedesco ha appena discusso, è sempre lì, intoccabile, e nessuno neanche si sogna di sottoporla a riesame.

 

 

3 – Le grandi aziende italiane del nostro mini complesso militare-industriale-energetico (ENEL e Finmeccanica in particolare) continuano ad essere coinvolte in piani nucleari all’estero di consistente entità.

 

4 – Quanto segue lo riprendo da Giampiero Godio, di Legambiente Piemonte, impegnatissimo a denunciare la catastrofe annunciata di Saluggia: “Le scorie radioattive (delle “vecchie” centrali  italiane – ndr) non hanno trovato alcuna collocazione responsabile, quelle che non sono nei siti italiani a rischio si stanno godendo una costosa quanto inutile e pericolosa vacanza all’estero, a Sellafield in Inghilterra o a La Hague, in Francia, da dove torneranno tra pochi anni senza che si sappia dove sistemarle in condizioni di decente sicurezza per un periodo di almeno diecimila anni. Non sono ancora neppure stati individuati i criteri per scegliere il sito per il deposito nazionale, che secondo la legge vigente 368/2003 andava realizzato entro il 31.12.2008, in modo democratico e trasparente, in una località che potesse oggettivamente rendere il rischio più basso, almeno per quanto possibile. Viceversa Sogin ha avviato in tutti i centri nucleari la realizzazione di depositi, definiti “temporanei”, ma privi di scadenza: se verranno completati siamo convinti che da questi siti a rischio i rifiuti radioattivi non se ne andranno via mai più!”

 

 

5- La ricerca scientifica in campo energetico continua ad essere massicciamente focalizzata sul nucleare trascurando le rinnovabili.

 

 

6 – La strategia energetica nazionale ufficiale lancia lo slogan dell’Italia hub del gas per l’Europa, toglie il sostegno pubblico alle FER  per darlo alla costruzione dei rigassificatori e riconferma anche l’avvio delle trivellazioni per petrolio e gas a mare e a terra.

 

 

Quello che bolle nella pentola del movimento antinucleare

 

 

Dal punto di vista del movimento antinucleare qualche buona notizia c’è, anche se, a mio giudizio, di portata limitata rispetto alle sfide che sarebbe necessario sostenere.

 

(Mi scuso per le omissioni delle iniziative dei Comitati di base No-Coke e No-Triv, con i quali è necessario convergere nella lotta comune per una alternativa alla “sporca energia padrona”).

 

 

1- Si è costituito a Firenze 10+10 (novembre 2012) un nucleo promotore del network antinucleare europeo con un suo manifesto ed il Comitato per l’attuazione della volontà del referendum antinucleare;

 

 

2- a Parigi il 10 marzo (dopo la catena umana del giorno prima con 20.000 persone) una riunione ha ribadito l’interesse e l’impegno per lanciare una Iniziativa dei cittadini europei e avviato il progetto di due carovane convergano a Les Hague (Francia), da Italia e Germania, lungo il percorso del treno che trasporta le scorie nucleari per il loro ritrattamento anche a fini bellici (estrazione di plutonio per le bombe atomiche);

 

 

3- a Tunisi, Forum Sociale Mondiale (26 al 30 marzo 2013), il costituendo network europeo ha avviato la collaborazione con ICAN (Campagna internazionale contro le armi nucleari), a coordinamento francese, gestore di molti spazi di discussione nel Forum, a partire dall’appello, lanciato a Marsiglia da questa coalizione di organizzazioni (tra cui Sortir du Nucléaire), per un Mediterraneo pacifico e solidale, libero dalle armi nucleari;

 

 

4- il “Comitato SI alle rinnovabili – No al nucleare” ha organizzato l’11 aprile 2013 a Roma una conferenza stampa, presenti deputati del PD, di SEL e del Movimento 5 Stelle, sulla gestione delle scorie radioattive, nella quale si propone di scaricare la Sogin spa e passare le sue competenze ad una Autorità nazionale pubblica;

 

 

5 – la Campagna Stop Enel si è riunita a Roma ed è intervenuta il 30 aprile 2013 all’Assemblea degli azionisti della società elettrica, denunciandone tra l’altro l’impegno nel nucleare e ribadendo che il coordinamento intende promuovere un modello energetico alternativo;

 

 

6 – da “Terra Futura” a Firenze (la decima edizione che si è conclusa il 29 maggio 2013) è stato predisposto, da parte di “Energia Felice” e  “SI alle rinnovabili – No al nucleare”, un appello che propone le linee guida per una strategia energetica nazionale dal basso.

 

 

7- Un altra campagna in fase di studio, “L’energia sporca non la paghiamo”, che riprende una idea del 2008, può finalmente dare sbocchi concreti ai metodi del consumerismo critico e dell’obiezione antinucleare  in quanto si sarebbero individuate compagnie da segnalare come fornitori alternativi che danno serie garanzie sul fatto che producono energie pulita al 100% da fonti rinnovabili.

 

 

In questo secondo anniversario dei referendum, nelle manifestazioni di celebrazione, esiste ancora e sempre la necessità di dare spazio, al pari dell’acqua, al tema antinucleare e dell’energia (il fuoco) quale bene comune per affrontare la crisi in corso e fondare un altro immaginario della ricchezza, un’altra idea di società.

 

L’alleanza acqua-energia collegata anche a proposte per una nuova occupazione stenta sempre a decollare e – spero di essere smentito – non risultano iniziative in programma concordate tra i soggetti che si sentono impegnati in questa prospettiva.

 

Oggi per tutti i movimenti sociali alternativi esiste il dovere di fare i conti con la oggettiva centralità della crisi per proporre qualcosa di serio alla disperazione sociale che monta e che potrebbe essere dirottata verso una guerra sociale interna tra i poveri ed i meno poveri.

 

Ognuno deve portare il suo contributo ad uno sforzo solidale per una società intrinsecamente pacifica, coltivando intrecci di percorsi e convergenze tra le resistenze sociali alla “dittatura finanziaria” efficacemente denunciata da “Indignatevi!”, il pamphlet liberatorio di Stéphane Hessel, il Partigiano appena scomparso, estensore della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”,  che ci invita a seguire la strada della nonviolenza.

 

 

Alfonso Navarra – vicepresidente dell’Associazione ARCI Energia Felice

Fermiamo chi scherza col fuoco atomico c/o Campagna OSM-DPN

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