Ambiente ed energia: un solo ministero

di Stella Bianchi

Ma l’Italia ci crede davvero alle energie rinnovabili? A parole sicuramente si, nei fatti molto meno. E’ passato poco tempo da quando – con impegno e non poche difficoltà – alla camera siamo riusciti a cambiare la norma introdotta in senato alla legge di stabilità che non si limitava ad assicurare una capacità di riserva al sistema energetico ma di fatto penalizzava le energie alternative per tenere in piedi indiscriminatamente le centrali elettriche tradizionali (soprattutto a gas e carbone) che a partire dallo ‘sblocca centrali’ del 2002 si sono moltiplicate in maniera esponenziale e che oggi sono doppiamente in crisi (per colpa dell’eccesso di produzione e per colpa del calo dei consumi energetici in tempi di Pil che arretra e industria al palo). Le rinnovabili avrebbero dovuto “pagare” questi errori di valutazione per i quali la nostra capacità di produzione di energia elettrica tradizionale è molto più del doppio dei picchi di richiesta.

Messo in archivio questo (parziale) successo le questioni tornano e tutte dentro al governo. Si avvicina un momento importante con la definizione degli obiettivi europei al 2030 dopo il successo della strategia 20-20-20 (con i tre obiettivi fissati a livello europeo per il 2020 per arrivare a meno 20% delle emissioni di co2, a più 20% per le rinnovabili, a più 20% per l’efficienza energetica). Nel governo, da una parte il ministro allo Sviluppo Zanonato sostiene nei commenti alla consultazione sul Libro Verde comunitario per le strategie energetico-climatiche al 2030, che vada fissato un obiettivo unico sulle emissioni senza definire anche obiettivi per le rinnovabili e per l’efficienza energetica. L’esperienza ci dice però quanto sia importante fissare target di sviluppo per promuovere la crescita dell’energia del futuro, che ha generato crescita e posti di lavoro ed è indispensabile per contrastare in modo efficace la terribile minaccia dei cambiamenti climatici che ci impone di cambiare il nostro modo di produrre e consumare energia.

Non a caso l’idea di un obiettivo unico, limitato alle sole emissioni di co2, è sostenuta dalle grandi imprese delle energie convenzionali e osteggiato dal mondo della green economy che chiede apertamente obiettivi per le rinnovabili. E nel governo il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando sostiene apertamente questa posizione, con una riduzione delle emissioni di co2 pari almeno al 40 per cento e obiettivi per rinnovabili ed efficienza, e su questo tema ha firmato un appello europeo insieme ad un bel numero di ministri dei paesi membri.

Ecco basta guardare le firme in calce all’appello per accorgerci che c’è qualcosa che non va qui in Italia. Ci si accorge ad esempio che Francia, in Portogallo, in Belgio, in Danimarca la qualifica dei ministri mette insieme le competenze sull’ambiente con quelle sull’energia (in qualche caso anche con i lavori pubblici e la mobilità). Fa eccezione la Germania, dove però a firmare l’appello pro-rinnovabili è Sigmar Gabriel, uomo forte dell’Spd nella grosse koalition e ministro dell’Economia e dell’Energia.

Non è mia intenzione aprire una querelle tra due ministri che stimo (per altro tutti e due del Pd…) ne voglio farne una questione personale. Credo però che non abbia senso avere le competenze dell’ambiente separate da quelle per l’energia: non siamo più negli anni in cui l’ecologia era una “passione per pochi”, siamo nel millennio del cambiamento climatico e staccare il come si produce energia (e quindi anche il come e quanto si produce in termini di gas climalteranti) e il come si preserva e anzi si cambia in meglio l’ambiente e si creano posti di lavoro a partire dal maggior rispetto per l’ambiente sia irrealistico. Sul tema di cui si discute, il governo prenda una decisione univoca che ci consenta di essere nel gruppo che traina il cambiamento necessario e promuove l’unica crescita possibile nel rispetto dell’ambiente nel quale viviamo come sostiene con chiarezza il ministro Orlando insieme ad altri ministri europei e metta mano ad una riforma delle attribuzioni ministeriali perché su questo non può esserci strabismo.

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