Energie rinnovabili: si allontanano gli obiettivi al 2030?

Birol (Iea): «Contributi ai combustibili fossili nemico pubblico numero uno della la lotta al cambiamento climatico»

 

 

Negli ultimi 10 anni la quota delle fonti rinnovabili nel mix energetico mondiale è aumentata di più del 15%, ma aumentano i dubbi sulle possibilità di raggiungere a livello mondiale l’obiettivo del 30% entro il 2030. A dirlo è il Ren21 Renewables global report futures (Gfr), presentato al World future energy summit 2013 (Wfes) di Abu Dhabi.

Il rapporto, che integra il  Renewables Global status report del Renewable energy policy Network for the 21st century (Ren21) è stato realizzato insieme all’Institute for sustainable energy policies (Isep) giapponese  e sottolinea che «I combustibili fossili rappresentano ancora l’80% consumo energetico mondiale, minacciando gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra che sono responsabili del global warming».

Intervenendo al Wfes la segretaria esecutiva della United Nations framework convention on climate change (Unfccc), Christina Figueres, ha ricordato che «Il passaggio verso l’energia low carbon è iniziato, ma non sta avvenendo al livello od alla velocità necessari».

Il segretario generale dell’ International renewable energy agency (Irena), Adnan Amin ha detto ai delegati di Abu Dhabi riferendosi al Piano d’azione presentato dall’Irena il 14 gennaio: «Se non si fa nulla, avremo un 9% di gap sul target 2030. Dobbiamo e possiamo colmare questa lacuna».

Il rapporto di Ren21 ed Isep si basa su interviste con 170 specialisti di alto livello, presenta 50 scenari sull’utilizzo futuro delle energie rinnovabili. Secondo l’Outlook for Energy A view to 2040 di Exxon Mobil (che non ha nessuna simpatia per le energie pulite), nel 2040  la quota dell’energia rinnovabile nella produzione di elettricità dovrebbe attestarsi ad un misero 16%; per il Bp energy outlook 2030, fra 17 anni la quota delle rinnovabili sarà al 25%, mentre dei rapporti Iea la portano al 31-48% nel 2035 ed Energy (R)evolution di Greenpeace già al 65% nel 2030.

La proiezione più prudente contenuta nel Gfr Ren 21 è che entro il 2050 la quota delle energie rinnovabili non superi il 20%. Altre proiezioni portano questa quota tra il 30 e il 45%, quelle più ottimiste vanno dal 57% – 71% dell’Iea energy tecnology perspective al 94% di Energy (R)evolution di Greenpeace, al 100% dell’Ecofys energy scenario del Wwf.

Secondo il Gfr dell’agenzia globale parigina Ren21, «L’energia rinnovabile rappresenta oggi circa il 17 – 18% del mix energetico mondiale. I combustibili fossili – petrolio, gas naturale e carbone – contano ancora per un enorme 80%, mentre l’energia nucleare per circa il 2 o 3%». La buona notizia è che il nucleare varrebbe quasi la metà di quanto affermavano alcune stime precedenti, la cattiva è che gli idrocarburi la fanno ancora da padroni.

Quello che è certo è che, attualmente, le fonti rinnovabili rappresentano almeno il 20% del mix energetico in almeno 30 Paesi e che circa 120 Paesi del mondo si sono dati obiettivi politici per incrementare la produzione ed il consumo di energie rinnovabili.

Secondo l’ultimo rapporto Bloomberg New Energy Finance, nel 2012 gli investimenti nelle energie rinnovabili sono calati dell’11% a 268 miliardi di dollari. Nel 2011 avevano raggiunto i 302 miliardi dollari, con un aumento di oltre il 30% rispetto al 2010.  Anche per questo Fatih Birol, economista capo e direttore global energy economics dell’International energy agency (Iea) ha detto ad Abu Dhabi: «Non sono ottimista sul fatto che gli obiettivi del 2030 saranno raggiunti. Ho molti punti interrogativi. Il prezzo medio del petrolio nel 2012 è stato di 112 dollari al barile, uno dei livelli più alti di tutti i tempi, ma i contributi ai combustibili fossili sono il nemico pubblico numero uno della la lotta al cambiamento climatico. I contributi ai combustibili fossili nel 2011 hanno raggiunto i 523 miliardi dollari, in crescita di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. Questo rende i combustibili fossili a buon mercato e ne incoraggia, piuttosto che scoraggiarne, l’uso. Abbiamo sicuramente bisogno di energie rinnovabili, ma se non abbiamo un quadro affidabile che renda gli investimenti nelle energie rinnovabili redditizi, non raggiungeremo l’obiettivo».

Come dar torto al presidente francese François Hollande che, aprendo il Wfes negli Emirati Arabi Uniti ha detto «Se non spendiamo… avremo una catastrofe»?

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