Archivi tag: green economy

RINASCI_MENTE, sabato 11 dicembre a Firenze

Rinasci_mente: nuove generazioni, nuove energie, questo il titolo dell’evento organizzato da Anter e previsto il prossimo 11 dicembre 2010. In una cornice particolare e ricca di fascino, la città rinascimentale di Firenze, numerosi ospiti, internazionali e non, racconteranno al pubblico in sala le loro esperienze ecosostenibili in diversi ambiti: moda, design, motori, enogastronomia, salute, green thinking. L’evento, patrocinato dal Ministero dello Sviluppo Economico, dalla Regione Toscana, dal Comune e dalla Provincia di Firenze, vuole essere un importante momento di confronto sulle energie rinnovabili grazie ad un format innovativo di divulgazione unico per la sua trasversalità. Leggi testo completo

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Manifesto degli imprenditori

Tratto da La Repubblica — 05 dicembre 2010

ROMA – Un salasso di risorse che drenerebbe gli investimenti fuori dall’Italia bloccando la ripresa di uno dei pochi settori in crescita: la green economy. E’ questa la motivazione del manifesto «Invece del nucleare» con il quale imprenditori e manager chiedono al governo di cambiare rotta rinunciando all’atomo francese per lanciare un modello di crescita verde che in Germania ha già dato 350 mila posti di lavoro diretti e oltre 1 milione nell’indotto. «Lo scenario prospettato dal governo, 25 per cento di elettricità atomica e 25 per cento di rinnovabili al 2030 – si legge nell’appello – comporterebbe una enorme distrazione di risorse a discapito delle nuove energie (efficienza e rinnovabili). Nella migliore delle ipotesi, quando tra 10-12 anni si iniziasse a generare elettricità nucleare sarebbe lo Stato, attraverso la fiscalità generale, o gli utenti, attraverso le bollette, a cofinanziare il nucleare. Questo perché il costo è estremamente oneroso: oltre 5 miliardi di euro per una centrale, più di 40 miliardi per l’intero programma. Stime che raddoppiano, e anche più, se si considerano i costi del futuro decommissioning. Leggi testo completo

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Sole o petrolio per produrre il cibo?

Relazione di Mario Agostinelli al seminario “Cibo e sostenibilità ambientale”, Milano – 6 novembre 2010

1. I CONFLITTI

Oggi c’è un conflitto molto acuto per la destinazione ad usi energetici di Terra, Acqua e Foreste. Si trascura abitualmente l’implicazione energetica della produzione di cibo, in particolare quello legato all’allevamento. Non esiste al riguardo “narrazione” adeguata. Ad esempio, l’abbattimento di foreste per produrre energia, ha l’effetto di rilasciare in atmosfera carbonio che altrimenti sarebbe sequestrato, in modo non molto diverso da quello che si ha con l’estrazione e la combustione di combustibili fossili. Le bioenergie possono ridurre l’anidride carbonica atmosferica, se le piante e il suolo riescono ad assorbire più anidride carbonica di quella che avrebbero assorbito senza le bioenergie stesse. In alternativa, le bioenergie possono essere prodotti con residui vegetali, che si sarebbero altrimenti decomposti, rilasciando carbonio in atmosfera. Che il suolo e le piante sequestrino carbonio supplementare per compensare le emissioni della combustione di biomassa, dipende dal tasso di crescita delle piante e dell’assorbimento del carbonio nella biomassa e nel suolo. D’altra parte, l’abbattimento di foreste per produrre energia, sia per bruciare il legno direttamente nelle centrali o per sostituire la foreste con colture bioenergetiche, ha l’effetto di rilasciare in atmosfera carbonio che altrimenti sarebbe sequestrato, in modo non molto diverso da quello che si ha con l’estrazione e la combustione di combustibili fossili. Questo crea un debito di carbonio, può ridurre l’assorbimento di carbonio da parte della foresta, e possono quindi aumentare le emissioni nette di gas serra per un lungo periodo di tempo prolungato, incompatibile con gli obiettivi di riduzione indicati per i prossimi decenni. La lezione è che ogni legge o regolamento volto a ridurre le emissioni di gas serra, deve includere una differenziazione delle emissioni da bioenergia in base all’origine della biomassa. Leggi testo completo

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“Cibo e sostenibilità ambientale” a Milano

Sabato 6 novembre, Palazzo Reale, Milano

Intervento di Gianni Tamino, Università di Padova

La “rivoluzione verde” ha comportato oltre ad un incremento di produttività anche un notevole aumento dei consumi di acqua e di energia in agricoltura.
Secondo Giampietro e Pimentel (1993), la “rivoluzione verde” ha aumentato in media di 50 volte il flusso di energia rispetto all’agricoltura tradizionale e nel sistema alimentare degli Stati Uniti sono necessarie fino a 10 calorie di energia fossile per produrre una caloria di cibo consegnata al consumatore.
I maggiori consumi di energia e acqua riguardano la produzione di prodotti animali, soprattutto negli allevamenti intensivi, dove gli animali sono alimentati con mangimi a base di soia e mais, spesso OGM. Per esempio, una porzione di cane è stata ottenuta con una quantità di cereali e legumi sufficienti per alimentare 8-10 persone.
Mettere in discussione l’agricoltura industriale richiede la messa in discussione di tutto il modello economico, fondato sull’illusione che le risorse del pianeta siano infinite.
La felicità, che dovrebbe essere l’obiettivo di una società umana solidale, non dipende da quanto si consuma, ma dalla possibilità di soddisfare i bisogni essenziali, tra cui quello di convivenza, di convivialità, di vivere bene insieme con gli altri. È evidente che, se qualcuno consuma troppo, inevitabilmente una gran parte di esseri umani non ha accesso ai consumi essenziali, come l’acqua e il cibo, e quindi si crea una condizione di pesante ingiustizia. Leggi testo completo

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Convegno “Recuperare per rigenerare”

“Recuperare per Rigenerare” – Il consumo del suolo in Italia di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici

a cura del Gruppo di Lavoro Protocollo di Kyoto ed Enti Locali di Kyoto Club in collaborazione con Legambiente.

Rimini, 4 Novembre 2010

Il territorio italiano negli ultimi 30anni è stato segnato da un continuo e crescente consumo del suolo causa di una attività urbanistica che privilegia l’edificazione selvaggia, la realizzazione di nuove infrastrutture, favorendo così lo sprawl anziché una pianificazione sostenibile. Le crescenti sfide climatiche richiedono di pianificare per non sprecare, di preservare il suolo rimasto libero e recuperare gli edifici esistenti. Proteggere il suolo libero significa: ridurre le emissioni, grazie alle aree protette e il suolo come sink di carbonio, bloccare l’impermeabilizzazione del suolo, permettendo alle acque di rifornire le falde. Leggi testo completo

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