Expo 2015, considerazioni sul Protocollo Milano, Capitale del Cibo

di Antonio Lupo

Al Convegno CIBO E SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE del 6 Novembre 2010 – nel corso della Tavola Rotonda “Milano Sostenibile” Giuseppe Sala, Amministratore Delegato Expo 2015 disse:

“ …. non mi convince l’impostazione iniziale  data ad Expo troppo agreste, troppo verde…. bisogna fare qualcosa  che vada nell’ottica di attirare l’attenzione di 20 milioni di visitatori.

Questo è fondamentale per la  nostra economia,  perché  qualunque Expo che non veicola molta gente è  considerato un insuccesso. ….L’Expo  è fatto di queste regole: Quando parlo con un Paese Partecipante  devo dirgli con chiarezza che spazio gli do e dove, cosa gli chiedo di  fare sulla ristorazione, le regole ingaggio, in sintesi, se immaginiamo che Expo possa essere una cosa  diffusa solo a carattere sociale che porta meno di 20 milioni di persone a Milano è una cosa sbagliata e inopportuna, bisogna coniugare il diavolo con l’acqua santa e attirare 20 milioni di persone.”

Questo è il significato che il massimo responsabile di Expo attribuisce ad  un evento con un logo così importante come: “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”?

Molti cittadini, movimenti e organizzazioni si sono impegnati in questi anni su questo tema, con analisi e proposte concrete.

Alcune realtà, come i NO Expo contestano, dall’esterno, e chiedono di annullare l’evento;  altre promuovono iniziative all’interno di Expo, tra le 7000 manifestazioni istituzionalmente previste, per  “controbilanciare il protagonismo eccessivo che avranno le istituzioni e le multinazionali dell’agrobusiness. Queste associazioni hanno elaborato nel 2011 il Manifesto Expo dei Popoli, centrato sulla Sovranità Alimentare, giustizia ambientale e diritti umani.

Altre grandi associazioni ancora, purtroppo hanno sottoscritto  il Protocollo proposto dalla multinazionale Barilla condiviso a Parma da Matteo Renzi il 20 Novembre 2014,  poi ratificato a Milano il 3 Dicembre 2014 come “ Protocollo di Milano per la nutrizione e alimentazione”, protocollo che sarà certamente l’ossatura della neoelaboranda  Carta di Milano, che Renzi lancerà a Milano il 7 Febbraio e per cui sono previsti 40 tavoli di lavoro.

 

In questo mio contributo ho selezionato i  punti a mio parere più significativi del Protocollo ( in corsivo), al fine di dare un giudizio su di esso, ma desidero premettere la mia completa adesione a Via campesina Internazione, un movimento globale di 200 milioni  di contadini, che sostiene la Sovranità Alimentare e l’Agroecologia, il cui motto è “ I piccoli contadini possono alimentare l’umanità e raffreddare il pianeta”.

 

Difatti è  dimostrato da tempo che l’agrobusiness da cibo solo al 30% degli abitanti del pianeta, pur disponendo dell’80 per cento della terra arabile e del 70 per cento di acqua e carburante per l’uso agricolo ed è responsabile, con il suo modello di produzione di cibo, che fa gran uso massiccio di energia, pesticidi e antibiotici, dell’emissione di circa il 50% dei gas serra totali.

 

                                              Il Protocollo Milano

Già nell’introduzione, dopo aver  confermato che “si sta rapidamente erodendo la capacità del pianeta di rigenerare il capitale ambientale”, si dice che “la grande sfida che le società contemporanee si trovano ad affrontare è quella di riconciliare la sostenibilità socioeconomica e ambientale con la crescita socioeconomica e il benessere”.

Come? “ facendo di più con meno, migliorando con minori risorse

Miracolo tecnologico o per dirla con Sala “ coniugare diavolo ed acqua santa”?

Subito si afferma che bisogna “rendere la nostra economia efficiente in termini di energia e di risorse, attraverso le quali affrontare le ineguaglianze sociali

Ritengo che questo sia il fulcro Protocollo, il giudizio che le ineguaglianze sociali attuali sono frutto dell’inefficienza economica e della mancanza di innovazione tecnologica .

Un giudizio falso, che nasconde le responsabilità delle multinazionali, del sequestro operato da queste d’ogni sovranità sui semi e sulla filiera alimentare, delle guerre economiche, sociali e ambientali in atto.

 

Quindi inizia l’analisi della situazione mondiale, denunciando l’esistenza di 3 Paradossi:

1-  SPRECO DI ALIMENTI

2-   AGRICOLTURA SOSTENIBILE

3 – COESISTENZA TRA FAME E OBESITÀ

 

Questa assurda graduatoria, è di certo proposta lucidamente e indica già l’obiettivo principale del Protocollo: polarizzare al massimo l’attenzione sugli sprechi, cioè su quello che le multinazionali dell’agrobusiness e della grande distribuzione non riescono più a vendere, (surplus che viene buttato via), invece di voler ridurre la produzione, renderla sostenibile e distribuire equamente quello che viene attualmente prodotto.

Se non fosse stato questo l’obiettivo, l’ordine avrebbe dovuto essere  quest’altro:

1-AGRICOLTURA SOSTENIBILE

2-COESISTENZA TRA FAME E OBESITÀ

3 e per ultimo SPRECO DI ALIMENTI

 

Analizziamo cosa dice il Protocollo sui 3 Paradossi:

– sul paradosso AGRICOLTURA SOSTENIBILE si dice:

” Nonostante l’enorme diffusione della fame e della malnutrizione, una grande percentuale dei raccolti è utilizzata per la produzione di mangimi e di biocarburanti . Un terzo della produzione agricola globale è impiegato per nutrire il bestiame ”.

Cosa solo in parte vera, ma falsa nella sostanza per come viene posta, perché non si vuol dire che oggi la produzione di cereali è già sufficiente a dar da mangiare a 9 miliardi di  persone  e quindi: distribuirli equamente è la soluzione immediata e principale per gli  805 milioni di ancora affamati e malnutriti, dopo il miserabile fallimento degli Obbiettivi del Millennio.

E continua

La speculazione finanziaria eccessiva e dannosa sulle materie prime aggrava ulteriormente il problema, favorendo la volatilità del mercato e l’aumento dei prezzi alimentari.”

Si accetta quindi che il cibo sia una merce qualsiasi, ( non un diritto) da quotare in borsa, sulla quale si può speculare ma non eccessivamente. Esiste una speculazione non eccessiva e non dannosa ! 

 

-sul problema della Coesistenza tra fame e obesità, si parte dai dati inoppugnabili della realtà “oltre 2,1 miliardi  di persone obese o in sovrappeso, mentre 36 milioni di persone  ogni anno muoiono per denutrizione e carestia, con la morte di 4.000 bambini ogni giorno”.

Però il problema viene liquidato con “ uno squilibrio globale della ricchezza e delle risorse, secondo il quale una parte della popolazione mangia in quantità eccessive mentre un’altra parte stenta a sopravvivere”.

Come se fosse colpa degli obesi che tolgono cibo agli affamati. L’obesità stessa è invece, una piaga della povertà e del cibo spazzatura.

 

-sullo SPRECO DI ALIMENTI ci si limita a dire: “1,3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile sono sprecati ogni anno, ovvero un terzo della produzione globale di alimenti e quattro volte la quantità necessaria a nutrire gli 805 milioni di persone denutrite nel mondo.

Non si dice che lo spreco è sovrapproduzione dell’industria agroalimentare, è il risultato di un modello distributivo insostenibile.

 

Questa parte iniziale  del protocollo si conclude “Sono necessari interventi globali e complessi per creare modelli di consumo e produzione sostenibili, capaci di riconciliare il rispetto per il pianeta con il benessere dei suoi abitanti.

I Governi e le Istituzioni hanno una forte responsabilità nel porre rimedio a questi tre paradossi, riconoscendo la semplice verità che la fame degli esseri umani dovrebbe avere la precedenza sulla fame per la crescita sfrenata.

Questi problemi sistemici sono di natura politica e necessitano pertanto di soluzioni politiche. Tutti questi paradossi costituiscono una minaccia al diritto dell’uomo al cibo e provocano seri danni sociali e ambientali

 “si conferma il “diritto al cibo sano, sicuro e sufficiente” come un diritto umano, che implichi  una forte base giuridica e politica attraverso un Quadro sul Diritto al Cibo supportato dall’ONU.”

Parole che fanno a pugni con quanto sostenuto nei principi ispiratori, che diventano perciò  petizioni di principi.

(Tra l’altro da sempre sostenuti dai movimenti della terra e dell’acqua che non hanno voce in Expo e da sempre contrastati da governi e multinazionali).

 

Dopo queste premesse il Protocollo prevede i seguenti  Impegni e Linee guida :

“1. Primo Impegno: Spreco di alimenti

-Le Parti si impegnano a ridurre del 50 per cento entro il 2020 l’attuale spreco di oltre 1,3 milioni di tonnellate di cibo commestibile

 -Le parti devono concordare su una definizione condivisa di perdita e spreco di cibo;

individuare la natura della perdita e dello spreco di cibo è essenziale per sradicare la fame a livello globale; affrontare la questione ad ogni stadio della filiera alimentare, per creare una filiera informata

-Cooperazione tra agricoltori e accordi verticali a lungo termine nella filiera alimentare per una migliore pianificazione della domanda dei consumatori, in termini sia quantitativi che qualitativi;

Valutazione dell’impatto dei sussidi alimentari e agricoli che riducono i prezzi e diminuiscono il valore del cibo percepito dai consumatori, aumentando di conseguenza gli sprechi alimentari ( ma i poveri e i bassi salari non contano?);

-Considerare modelli economici alternativi valutati sulla base del loro impatto sul benessere umano e ambientale, piuttosto che dare priorità alle misure di crescita tradizionali come il PIL

 

  1. Secondo Impegno: Agricoltura sostenibile

Le Parti si impegnano a promuovere forme sostenibili di agricoltura e produzione alimentare. con particolare attenzione alle problematiche ambientali, agricole e socioeconomiche:

Biodiversità e agrobiodiversità:  le Parti valuteranno le diverse proprietà del germoplasma, per impedire la monopolizzazione delle imprese internazionali, la scelta tradizionale e appropriata delle colture….

Gestione delle risorse del territorio, idriche ed energetiche:

Le Parti utilizzeranno la contabilità verde, l’acqua virtuale e altri strumenti di valutazione multicriteriale efficaci per stimare e attribuire un adeguato valore monetario e non monetario ai servizi ecosistemici e all’apporto per il sistema delle materie prime (come l’acqua e l’energia) incorporate nei prodotti alimentari e impiegate nella produzione alimentare.

Mitigazione e adattamento al clima:

 Le Parti implementano pratiche agricole che contribuiscano alla decarbonizzazione come la cattura e il sequestro del carbonio.  

-Sovvenzioni agricole:

 Le Parti si impegnano a riformare le sovvenzioni agricole in modo da considerare non solo la capacità di produzione degli agricoltori, ma anche il grado di sostenibilità dei loro metodi agricoli e dei materiali locali.

I contributi a favore delle produzioni OGM o della conversione del 30 percento del mais USA in etanolo non fanno altro che esacerbare ulteriormente il problema della carenza di cibo.

-Benessere degli animali da allevamento

  Le Parti cercheranno di prendere in considerazione le 5 libertà degli animali da allevamento:          1) Libertà dalla sete, dalla fame, dalla cattiva nutrizione

2) Libertà di avere un ambiente fisico adeguato

3) Libertà dal dolore, dalle ferite, dalle malattie

4) Libertà di manifestare i normali comportamenti della specie a cui si appartiene

5) Libertà dalla paura e dal disagio

-Impatto ambientale:

Le Parti incoraggiano lo sviluppo di indicatori globali per la misurazione della performance economica, ambientale e sociale dei diversi sistemi di allevamento (ad esempio, con o senza pesticidi o fertilizzanti e con o senza rotazione delle colture, metodi di irrigazione) e il loro impatto sugli obiettivi di sostenibilità globale.

Educazione e Promozione di pratiche sostenibili:

Le Parti investono nel capitale umano degli agricoltori come custodi della terra,

 -Le Parti riconsiderano l’utilizzo dei biocarburanti e i loro impieghi industriali come le bioplastiche, limitano al 5 % la proporzione tra raccolti per biocarburanti e raccolti destinati all’alimentazione nei loro obiettivi nazionali per le energie rinnovabili;

-investigano l’opportunità di rilasciare o sospendere le autorizzazioni per la produzione di biocarburanti,

-da rivedere la ripartizione dell’approvvigionamento di cibo per i mangimi, considerando la sicurezza alimentare e l’accesso al cibo come prioritari.

-Considerare metodi più sostenibili per nutrire gli animali come la pastura, il pascolo, l’uso di sottoprodotti agricoli

-Ridurre al minimo l’utilizzo di antibiotici per evitare la resistenza agli antibiotici e/o i rischi per la salute umana.

garantire ai piccoli produttori alimentari, specialmente le donne, l’accesso ai materali adeguati per le piantagioni, all’educazione, agli input, alle conoscenze, alle risorse produttive, ai mercati, alle infrastrutture, alle fonti di guadagno e ai servizi.

-le Parti si impegnano a identificare e registrare la proprietà e l’uso dei terreni.

-Le Parti  lavorano ad un quadro normativo per la speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari, ad introdurre dei massimali quanto al numero e alle dimensioni delle offerte che gli speculatori possono emettere, per porre un freno ad una speculazione eccessiva e migliorare la trasparenza, assicurando in tal modo che i contratti future prevedano scambi regolamentati e trasparenti.

Questo comporta la sensibilizzazione delle banche, dei fondi pensione e delle assicurazioni sulla questione, affinché possano gradualmente astenersi dallo speculare sulle materie prime alimentari. Questo tipo di speculazione è una minaccia al diritto dell’uomo al cibo.

 

 

  1. Terzo Impegno: Eradicare la fame e combattere l’obesità

 

-“ Assicurare l’accesso ai piccoli e giovani produttori di cibo. ….

 

-Adoperarsi per rendere l’equità una caratteristica intrinseca allo sviluppo economico; …

-porre un freno all’aumento dell’obesità, garantendo che non vi sia alcun aumento nel sovrappeso infantile e nell’obesità adolescenziale e adulta entro il 2025 …che il numero di bambini in sovrappeso sotto i 5 anni di età non debba aumentare dai 44 milioni stimati nel 2012 a circa 60 milioni come previsto.

-Le Parti si impegnano a porre fine alla fame e alla denutrizione e ai decessi ad essi correlati sulla base dei SDGs, il nuovo paradigma globale dello sviluppo e successore dei MDGs

– Una delle molteplici cause della fame e della denutrizione è la povertà (i bambini più poveri nei paesi più poveri corrono un rischio doppio di diventare denutriti cronici rispetto ai loro coetanei più benestanti), assieme all’instabilità politica, ai conflitti perenni, alla mancanza di infrastrutture e all’impossibilità per molti paesi poveri di trarre correttamente e sufficientemente beneficio dal commercio o dalle risorse naturali

-Relativamente alla denutrizione, le Parti si impegnano a compiere interventi diretti e indiretti, come gli integratori di micronutrienti, bonifica delle acque, politiche di occupazione per rispondere alla carenza di circa 3,5 milioni di operatori sanitari e il consolidamento dell’approvvigionamento degli alimenti di base.

-Le Parti si impegnano a porre un freno all’aumento dell’obesità e del sovrappeso facilitando la ricerca scientifica su questioni relative ai modelli nutrizionali e al loro impatto sulla salute

-Limitare la pubblicità e il marketing verso i bambini per prodotti a base di grassi saturi ad alto valore energetico, acidi grassi trans, zuccheri liberi o cibi ad alto tenore di sale;

 

Le Parti incoraggiano la creazione di iniziative di partenariato pubblico-privato volte a colmare la carenza di conoscenze sulle relazioni tra dieta e salute, con particolare riferimento all’infanzia e all’adolescenza.

 

                                    Alcune brevi valutazioni politiche

Il protocollo di Milano allega una bibliografia imponente e autorevole e  non va certamente demonizzato.

Contiene alcune analisi e proposte certamente innovative e condivisibili, ma l’impianto che ignora la necessità di una riconversione dall’agricoltura industriale a partire dai territori e dall’agricoltura familiare, le priorità che suggerisce, l’omissione di argomenti come l’acqua, il diritto all’acqua e il peso inquinante dell’agricoltura industriale sulla qualità delle acque di falda, la sovranità alimentare, la netta opposizione agli OGM alcune affermazioni inaccettabili e alcuni firmatari assai discutibili come il fondo speculativo sull’acqua ( Water global fund ) mi fanno dire, senza alzare la voce: NO buono.

Ho riferito in precedenza alcune analisi e proposte più che accettabili, ora vorrei analizzare brevemente i motivi, non solo formali, che me lo fanno rifiutare.

Della priorità data agli sprechi  ho già accennato.

Quello che non riesco a digerire è che si possa offrire agli affamati ( che sono per l’80% proprio i contadini poveri, quelli che in India, in Brasile o in Africa, non vogliono essere obbligati a trasferirsi nelle bidonville delle megalopoli,  per fare la manovalanza delle mafie o le donne le prostitute!) come principale soluzione  il doversi nutrire di sprechi e di scarti dell’agrobusiness e della grande distribuzione, attualmente in grande sofferenza per la crisie con i magazzini stracolmi.

Sprechi dati ai poveri, magari pagati dalla comunità e dai Governi.

 

Si parla di  “Assicurare l’accesso ai piccoli e giovani produttori di cibo, di Sicurezza Alimentare”, ma nel Protocollo non c’è la parola SEMI, non si parla del diritto ai Semi, che sono un Bene Comune, si sorvola sugli OGM e sui brevetti dei semi OGM,  si parla di sussidi da regolamentare, ma non si usa la parola dumping, quello praticato sui  piccoli contadini di tutto il mondo, spietato in particolare quello praticato sui contadini africani, che li rovina e butta fuori dal mercato.

Un dumping causato e sostenuto dai sussidi dei Governi Usa e Europei ai propri contadini, in Europa per la maggior parte a quelli dell’Agrobusiness, un dumping che rafforza l’esodo dalle campagne nelle tremende megalopoli di tutto il mondo, ritenuto inarrestabile dall’ONU.

Soprattutto non si parla di Sovranità Alimentare, la bandiera dei piccoli contadini, che anche la Fao riconosce come il pilastro fondamentale della lotta alla fame e alla malnutrizione nel mondo.

Ci si limita alla Sicurezza Alimentare, che, come tutte le sicurezze, suggerisce barriere, recinti, stati di polizia e intelligence, una dimensione che non corrisponde alla natura dell’avventura umana.

Anzi, si suggerisce “ una miglior pianificazione dei consumatori”, concetto ambiguo, poco declinabile anche in termini di domanda e offerta, ma estraneo certamente alla Sovranità alimentare di ogni popolo e alla sua biodiversità, un termine che richiama quella spinta al Cibo Unico, così cara a Macdonald e all’Agrobusiness.

Non viene rifiutata la parola landgrabbing e watergrabbing, cioè l’accaparramento, in qualche modo il furto della terra e dell’acqua, da parte dell’agrobusiness, dalle multinazionali delle dighe e delle trivellazioni, li si legittima, proponendo di regolamentarli .  

In più punti si parla di speculazione eccessiva sulle materie prime alimentari  e sui contratti future,

vere e proprie scommesse sulla fame, quelli che nella crisi del 2008 hanno fatto schizzare in alto il numero degli affamati, di 100 milioni,  in poco tempo.

Si chiede di controllare la speculazione, limitarla, regolamentarla, in tal modo ammettendo l’esistenza di una speculazione buona e moderata.

Si parla genericamente e diffusamente di impatti ambientali, di mitigazione climatica e di  “Agricoltura sostenibile”, ma la proposta più chiara e precisa sembra quella della decarbonizzazione della produzione agricola tramite la cattura e il sequestro del carbonio, insieme alla definizione di un valore monetario e non monetario dell’Acqua bene Comune.

Non si accenna neppure alla schiavitù presente nel mondo agricolo, anche in Italia, Sud e Nord, forza lavoro indispensabile a tutta la grande distribuzione per strozzare i produttori sui prezzi di acquisto delle materie prime ( es. pomodori in Italia).

Ne si parla con chiarezza dell’aumento dell’uso di pesticidi in agricoltura, un incubo per la salute,  i cui residui, proibiti o no dalle legislazioni di ogni stato,  arrivano globalizzati negli alimenti che mangiamo, dopo aver viaggiato da un continente all’altro.

Vi si si accenna solo per dire che bisognerà fare valutazioni sul rapporto tra il loro uso e la produttività.

Anche riguardo alla rotazione delle culture, se ne parla  solo in rapporto alla produttività, non in rapporto al diritto dovere di non massacrare Madre Terra, di lasciarla dormire ogni tanto, di impedire la scomparsa della sua fertilità e della sua capacità di ricevere e trattenere l’acqua piovana.

C’è un solo un accenno sulla tanto declamata obesità, sulla sua epidemia, che oggi colpisce in gran parte i poveri delle megalopoli ( questo sì che è un paradosso!), anch’essi drogati dalla pubblicità dei media sui cibi insalubri e a basso prezzo, per limitare pubblicità e marketing di prodotti ricchi di zuccheri e grassi e senza proprietà nutritive, quelli che negli USA vengono  comunemente chiamati junk food, cioè cibo spazzatura.

Cibo Spazzatura, un termine che in Italia volutamente si preferisce ignorare e che non mi pare di aver trovato nel  Protocollo.

Un po’ generico, ma di buon livello è il Manifesto di EXPO dei Popoli, ma mi sembra giusto sottolineare che ho letto con stupore che alcuni dei promotori di questo manifesto, Slow Food, Legambiente e WWF Italia, sono anche firmatari del Protocollo di Milano.

E fanno parte anche della task force contro gli OGM ( come Coldiretti , anch’essa firmataria del Protocollo assieme alle COOP)

Un altro paradosso, questo sì!

 

Antonio Lupo

21 gennaio 2015

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