Il pasticcio di Hinkley Point

La centrale nucleare inglese che i francesi vogliono e gli inglesi no

a cura di Roberto Meregalli

Questa storia parla di due reattori nucleari che dovrebbero essere costruiti in Gran Bretagna. Una storia apparentemente lontana da noi, ancor più dopo la Brexit, ma che ci riguarda perché la transizione energetica coinvolge tutti; ed i progetti inglesi non rispondono alla logica di creare sistemi energetici locali, distribuiti, ma al vecchio paradigma di un sistema in mano a pochi perché affare di grandi capitali. Inoltre è una storia che esemplifica come importanti decisioni siano ostaggio di logiche economiche che esulano dal tema in discussione.

Hinkley Point si trova presso la città di Bridgwater, nel Somerset in Inghilterra, ed è sede di un impianto nucleare composto da due reattori, chiusi nell’anno 2000, e da due ancora in servizio, anche se destinati a chiudere i battenti a breve, dopo quarant’anni di attivita.

Nell’ottobre del 2013 il governo inglese concluse un accordo con la francese EDF (Eletricité de France), per evitare la chiusura del complesso, costruendovi due nuovi reattori di tipo EPR (Evolutionary Power Reactor).

Va premesso che la Gran Bretagna nel 2015 ha prodotto il 21% della sua elettricita col nucleare ma gli impianti sono vecchi, sono vent’anni che il settore è fermo, quindi entro il 2023 tutti, tranne uno, chiuderanno i battenti. Doveroso quindi pensare alla loro sostituzione con nuovi impianti o con sistemi di generazione diversi.

EDF l’impresa di stato francese, si era proposta di costruire i due reattori di Hinkley e lo aveva fatto strappando un accordo che le garantirebbe un prezzo fisso dell’elettricita prodotta (garantito per 35 anni). Già al momento dell’accordo furono molte le critiche dell’opposizione a Cameron (allora primo ministro), qualcuno ironizzò che il governo inglese non riusciva a stabilizzare il prezzo dell’elettricità per i cittadini inglesi, ma riusciva a farlo per EDF per 35 anni.

Il (pre)contratto in effetti garantisce un prezzo stabile di 92,5 sterline (117 euro) per ogni megawattora prodotto, stabilendo che il governo inglese pagherà la differenza fra questo importo e quello di mercato. Orbene questo prezzo è il doppio del prezzo della borsa elettrica inglese, è persino più del doppio del prezzo attuale in Italia: 40 euro al megawattora! Inoltre il governo inglese si farebbe garante per tutti i debiti contratti dall’operatore sul mercato finanziario per reperire i fondi necessari alla costruzione, e saranno molti visto che il preventivo del 2012 di EDF era di 16 miliardi di sterline (20 miliardi di euro) ma oggi si parla di 34 miliardi di sterline (43 miliardi di euro). Si tratta quindi di un progetto “titanico” che la stampa francese ha paragonato alla costruzione del canale di Suez, al Concorde e all’Eurotunnel.

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